Fonte: Climate&Capitalism - 18.05.2026

La guerra contro la natura: teoria marxista e crisi ecologica. Quattro domande a Ian Angus - autore di Metabolic Rifts: Capitalism’s Assault on the Earth System (Frattura metabolica: l'assalto del capitalismo al Sistema Terra), pubblicato quest'anno da Monthly Review Press - da parte di Martin Empson, autore di Socialism or Extinction.


 


Martin Epson
: Il tuo nuovo libro è incentrato sulle molteplici crisi ambientali causate dal capitalismo. Quanto è grave la situazione?

Ian Angus: Per quasi 12.000 anni, dall'ultima era glaciale, le condizioni sulla Terra sono state favorevoli per lo sviluppo umano, consentendo l'invenzione dell'agricoltura e la crescita di società grandi e complesse. Oggi il cambiamento ambientale, spinto dall’inesorabile tendenza del capitalismo ad espandersi a tutti i costi, sta compromettendo tali condizioni. Come una malattia autoimmune che attacca il corpo in cui dimora, il capitalismo sta distruggendo proprio il pianeta che lo nutre.

Gli scienziati hanno individuato nove condizioni ambientali [limiti planetari] che delimitano uno “spazio operativo sicuro per l’umanità”. Il riscaldamento causato dalle emissioni di gas serra, l'acidificazione degli oceani, l'estinzione di specie vegetali e animali, e altri fenomeni: è necessario rispettare i limiti relativi a questi e ad altri cambiamenti per preservare la Terra come pianeta abitabile.

Sette dei nove limiti sono già stati superati. Vi è una seria preoccupazione che il superamento di uno qualsiasi di essi, o una loro combinazione, possa portare a un punto di non ritorno.

La situazione globale è grave e sta peggiorando rapidamente. I cambiamenti stanno avvenendo molto più velocemente di quanto gli scienziati avessero previsto un decennio fa, e l’impatto è avvertito con maggiore intensità dalle popolazioni più povere del mondo, quelle che meno hanno contribuito a causare la crisi.

Se non si interviene al più presto, ampie parti del globo diventeranno inabitabili, e la vita sull’intero pianeta risulterà davvero molto difficile.


ME: Al centro della tua analisi c’è la teoria della “frattura metabolica” di Karl Marx. Puoi spiegarne l’importanza per gli attivisti di oggi?

IA: La teoria della frattura metabolica fornisce un quadro essenziale per comprendere le crisi ambientali. Mostra come e perché il capitalismo sia impegnato in una guerra incessante contro la natura.

La vita e le condizioni ambientali che la sostengono dipendono dai cicli metabolici in cui le sostanze essenziali vengono costantemente riciclate. Ad esempio, attraverso processi naturali, tra cui la respirazione di piante e animali, il nostro pianeta emette e assorbe oltre 350 miliardi di tonnellate di anidride carbonica ogni anno.

Per milioni di anni, emissioni e assorbimenti sono stati più o meno in equilibrio. Il ciclo del carbonio rende possibile la vita sulla Terra, facendo circolare e riutilizzando costantemente la materia e l’energia di cui la vita ha bisogno.

Il capitalismo, al contrario, è lineare: qualsiasi parte della produzione che non contribuisca al profitto viene scartata, non riciclata. Come ha scritto il filosofo marxista Istvan Meszaros, «La misura del progresso del capitalismo avanzato [è] … l’efficacia con cui i rifiuti possono essere generati e dissipati su scala monumentale».

In particolare, la dipendenza del capitale dai combustibili fossili produce anidride carbonica come scarto in quantità di gran lunga superiori a quelle che i processi naturali sono in grado di assorbire; di conseguenza, essa si accumula nell’atmosfera e nell’oceano, causando il riscaldamento globale e riducendo i livelli dei nutrienti nelle principali colture alimentari.

Esiste una frattura enorme nel ciclo del carbonio, causata dall’incapacità da parte del capitalismo di produrre senza generare un inquinamento sempre maggiore.


ME: Segui l’esempio di Marx ed Engels nell’utilizzare le più recenti ricerche scientifiche per ampliare l’analisi marxista del rapporto tra uomo e natura. In che modo gli scienziati stanno rispondendo alla crisi ambientale?

IA: La prima cosa da sottolineare, ovviamente, è che non vi è alcun disaccordo scientifico significativo riguardo alla crescente crisi climatica. Nessun scienziato credibile nega che il riscaldamento globale sia reale e che la causa sia rappresentata dalle emissioni di gas serra prodotte dall’industria e dall’agricoltura. La scienza è certa quanto qualsiasi altra cosa sappiamo sul Sistema Terra.

Gli scienziati si sono impegnati attivamente per sollecitare misure volte a ridurre rapidamente le emissioni, avvertendo che la mancata adozione di tali misure potrebbe avere conseguenze catastrofiche. Ora, molti ci avvertono che se non cambiamo rotta, potremmo andare incontro a un cambiamento climatico inarrestabile, indipendentemente dalle azioni che intraprenderemo.

Tuttavia, ciò che manca nella maggior parte delle proposte scientifiche è una visione chiara dei cambiamenti politici e sociali che devono essere attuati. Ci sono delle eccezioni: ad esempio, la climatologa Kate Marvel, che recentemente si è dimessa dalla NASA per protestare contro gli attacchi di Trump alla scienza del clima, ha scritto che abbiamo bisogno di un mondo «in cui il potere di prendere decisioni sul clima sia affidato al popolo, non alle multinazionali o ai miliardari».

Possiamo sperare che lei e altri scienziati contribuiscano a costruire un movimento con questo obiettivo in mente. La sinistra eco-socialista, a mio avviso, deve impegnarsi a fondo per convincere gli scienziati ad arrivare a conclusioni radicali.

ME: Sostieni che la rivoluzione non segnerà la fine immediata della crisi, ma piuttosto l’inizio. Come potrebbe presentarsi questa situazione?

IA: I fondatori del movimento socialista erano restii a prevedere come sarebbe potuta essere la transizione verso il socialismo. Come disse Karl Marx in una frase famosa, lui non voleva scrivere ricettari per i cuochi del futuro. Non sappiamo quali saranno le circostanze esatte, quindi non possiamo fornire istruzioni dettagliate.

Ma sappiamo che qualsiasi nuova società erediterà un pianeta gravemente danneggiato. Molti dei cambiamenti sono già irreversibili: ad esempio, non c’è modo di impedire lo scioglimento dei ghiacciai e delle calotte glaciali, il che significa che il livello degli oceani aumenterà e le città costiere finiranno per essere sommerse.

Se le operazioni distruttive del capitalismo dovessero protrarsi ancora a lungo, ci saranno da affrontare molti problemi di questo tipo, e riparare i danni richiederà decenni, anche nelle condizioni più favorevoli.

Il socialista tedesco Walter Benjamin scrisse una frase famosa secondo cui una vera rivoluzione è azionare il freno di emergenza, per impedire al capitalismo di guidare il treno dell’umanità verso il disastro. L’attività principale di una società rivoluzionaria, quindi, deve essere quella di reindirizzare il treno verso una destinazione ecologicamente sostenibile.


Martin Epson e Ian Angus 

Traduzione a cura della Redazione di Antropocene.org

Fonte: Climate&Capitalism 18.05.2026


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