Fonte: Socialist Worker - 18.08.2027
Durante la rivoluzione russa le possibilità scientifiche esplosero e le barriere della conoscenza umana furono abbattute.

La rivoluzione russa fu profondamente interessata alle questioni relative all'ambiente, alla conservazione e all'ecologia.
Nel suo romanzo del 1908, Stella Rossa,[1] ambientato su un utopico e socialista pianeta Marte, lo scienziato bolscevico Aleksandr Bogdanov immagina una conversazione tra due marziani preoccupati per una crisi energetica.
Uno dei marziani, di nome Sterni, propone di sterminare i terrestri per poter sfruttare le risorse naturali della Terra. Ancora prima della rivoluzione, Netti, il compagno marziano di Sterni, lo rimprovera. Netti dice a Sterni che i socialisti non possono proporre “la distruzione per sempre di un'intera forma autonoma, che non potremo mai più risuscitare o sostituire”.
Nove anni dopo, la rivoluzione russa rovesciò l’autocrazia zarista e portò al potere i bolscevichi.
Uno dei primi decreti approvati rendeva la terra proprietà comune. I successivi decreti su foreste e fauna selvatica imposero restrizioni alla caccia e alle attività forestali.
Lo stesso Vladimir Lenin si interessò alla conservazione della natura, leggendo attentamente le pioneristiche ricerche sulle zone paludose del geografo Vladimir Sukachev.
Nel 1919, mentre l’Armata Bianca combatteva contro la rivoluzione, Lenin trovò il tempo per incontrare alcuni conservazionisti (naturalisti).
Lenin sostenne le riforme ambientali del Commissario del popolo per l’Istruzione Anatolij Lunačharskij e fece in modo che la conservazione rimanesse parte integrante dell’istruzione.
Inoltre, Lenin incoraggiò Lunačharskij a istituire il sistema degli zapovednik.[2] Si trattava di riserve naturali create quasi esclusivamente per la ricerca. Fu un’iniziativa rivoluzionaria, poiché le riserve naturali nei paesi capitalisti esistevano principalmente a scopo ricreativo.
Nel 1929, circa 61 zapovednik erano state istituite in tutta la Russia, per un totale di 4 milioni di ettari di terreno.
Carta delle zapovednik attuali in Russia.
Le zapovednik portarono a una rivoluzione nel pensiero ecologico. Prima dei bolscevichi, l’ecologia si occupava principalmente del rapporto tra piante e suolo. Fu proprio nelle zapovednik che gli scienziati iniziarono a osservare il ruolo determinante che gli animali svolgono nell’ecosistema.
Fu attraverso le zapovednik che Vladimir Stančinskij, un ecologo accademicamente isolato nella Russia pre-rivoluzionaria, poté iniziare i suoi studi pionieristici sull’energia.
Stančinskij teorizzò che l’energia si disperde ad ogni passaggio (anello) della catena alimentare. Poiché solo una minima quantità di energia sopravvive a ciascun trasferimento, gli organismi al vertice della catena alimentare hanno molta meno energia a disposizione, il che limita il numero di predatori che un ecosistema può sostenere.
Questa teoria divenne la base della cosiddetta “scala trofica”,[3] un modello fondamentale per le scienze ambientali e l’archeologia. Le teorie di Stančinskij furono accolte dai bolscevichi e lui stesso divenne direttore della prima rivista ecologica dell’Unione Sovietica.
Pensatori come il geoscienziato Vladimir Vernadskij, che non era riuscito ad ottenere finanziamenti in Occidente, furono sostenuti dal governo bolscevico.
Nel corso del suo lavoro presso l'Accademia Russa delle Scienze, Vernadskij sviluppò la teoria della biosfera, secondo la quale gli animali potevano essere considerati una forza geologica in grado di modellare il mondo naturale.
Altri ecologisti sovietici come Alexandr Oparin elaborarono teorie sulle origini della vita che esercitano ancora oggi una grande influenza. Il genetista Nikolaj Vavilov, dal canto suo, scoprì le origini delle piante coltivate.
La storia dell’ecologia bolscevica si sarebbe conclusa con l’ascesa di Josif Stalin, la sua controrivoluzione e il suo sostegno dell’agronomo Trofim Lysenko. Lysenko mantenne un controllo dittatoriale sull’ecologia sovietica, credeva nel dominio dell’uomo sulla natura, anziché nell’armonia con essa.
Le zapovednik furono trasformate in strumenti al servizio di questo progetto: trasformare la natura, non studiarla. Scienziati come Vavilov, che si opposero a Lysenko, finirono in prigione e, alla fine, in tombe senza nome.
Ma per un momento, durante la Rivoluzione russa, tutto fu possibile. Le possibilità scientifiche esplosero e le barriere della conoscenza umana furono abbattute.
La storia dell’ecologia sovietica dimostra che le rivoluzioni possono liberare non solo l’umanità, ma anche la natura.
Note
[1] L'intera produzione narrativa di Aleksandr Bogdanov: Stella Rossa, Ingegner Menni, Un Marziano Abbandonato sulla Terra, La festa dell'immortalità, è raccolta nel volume Su Marte, Agenzia Alcatraz, 2024.
[2] N.d.T. Una zapovednik è una riserva naturale integrale protetta con uno status giuridico speciale; vedi anche, https://it.wikipedia.org/wiki/Zapovednik
[3] N.d.T. La scala trofica (o livello trofico) è la posizione che un organismo occupa all'interno di una catena alimentare, basata sul modo in cui ottiene il proprio nutrimento ed energia.
Rebecca Givan
Traduzione a cura della Redazione di Antropocene.org
Fonte: Socialist Worker 18.08.20226

