Fonte: Climate&Capitalism - 11.08.2026

Il rapporto dei meteorologi evidenzia che nel 2025 ci sono state temperature record o quasi record in tutto il mondo.






Il XXXVI rapporto annuale State of the Climate, sostiene che le concentrazioni di gas serra, il livello globale del mare e il contenuto di calore degli oceani hanno tutti raggiunto livelli record nel 2025.

Il rapporto annuale sul clima mondiale, pubblicato dall’American Meteorological Society (AMS), si basa sui contributi di 625 scienziati di 60 paesi. Fornisce l’aggiornamento più completo sugli indicatori climatici della Terra, sugli eventi meteorologici di rilievo e su altri dati raccolti dalle stazioni e dagli strumenti di monitoraggio ambientale situati sulla terraferma, in acqua, sui ghiacci e nello spazio. Il rapporto viene pubblicato come supplemento al Bulletin of the American Meteorological Society (BAMS).




Tra i risultati salienti del rapporto internazionale figurano:

Le concentrazioni di gas serra sulla Terra hanno raggiunto i livelli più alti mai registrati. L’anidride carbonica (CO₂), il metano e il protossido di azoto - i principali gas serra presenti nell’atmosfera terrestre - hanno raggiunto ancora una volta concentrazioni record nel 2025. Il livello medio globale di CO₂ ha raggiunto 425,6±0,1 parti per milione, con un aumento del 53% rispetto al livello preindustriale di circa 278 parti per milione. Anche le emissioni derivanti dai combustibili fossili nel 2025 hanno raggiunto un livello record, stimato a 10,3 ± 0,5 petagrammi di carbonio all’anno, più di tre volte i 3,0 ± 0,2 petagrammi di carbonio all’anno registrati negli anni ’60.

In tutto il mondo si sono registrate temperature record o quasi record. La temperatura media globale del 2025, sia sulla terraferma che negli oceani, è stata tra le tre più elevate mai registrate, con dati che risalgono fino alla metà del XIX secolo. Nell’Oceano Pacifico orientale si sono verificate condizioni quasi neutre e simili a quelle di La Niña, rendendo il 2025 l’anno più caldo mai registrato in cui non si sono verificate condizioni legate a El Niño. L’Europa ha riscontrato il suo anno più caldo mai registrato, mentre Russia, Cina, Repubblica di Corea e Argentina hanno riscontrato il loro secondo anno più caldo. Tutte e cinque le principali serie di dati globali sulle temperature, utilizzate per l’analisi del rapporto, concordano sul fatto che gli ultimi 11 anni (2015–25) siano stati gli 11 più caldi mai registrati.

Nonostante le condizioni ENSO fredde e quelle deboli simili a La Niña, le temperature della superficie del mare si sono attestate a livelli quasi record. Nel corso del 2025, le condizioni di ENSO (El Niño-Southern Oscillation) fredde sono state intervallate da condizioni di La Niña deboli. Nonostante le condizioni più fredde nell’Oceano Pacifico equatoriale per gran parte del 2025, la temperatura media annuale globale della superficie del mare è stata la terza più alta nei 172 anni di registrazioni, e di 0,38 °C superiore alla media del periodo 1991–2020. Circa l’87% della superficie oceanica ha registrato almeno un’ondata di calore marina nel 2025. Solo il 26% della superficie oceanica ha registrato almeno un’ondata di freddo marina.

Il calore degli oceani e il livello globale del mare hanno raggiunto i valori più alti mai registrati. Nell’ultimo mezzo secolo, gli oceani hanno immagazzinato quasi il 90% dell’energia in eccesso intrappolata nel sistema terrestre dai gas serra e da altri fattori. Il contenuto termico globale degli oceani, misurato dalla superficie oceanica fino a una profondità di 2000 metri, ha continuato ad aumentare, raggiungendo nuovi livelli record nel 2025. Il livello medio globale del mare ha registrato un massimo storico per il 14° anno consecutivo, raggiungendo circa 111,2 millimetri al di sopra della media del 1993, anno in cui sono iniziate le misurazioni altimetriche satellitari. Dal 2005, il riscaldamento degli oceani ha contribuito all’innalzamento del livello del mare con una media di 1,6 ± 0,3 millimetri all'anno, mentre lo scioglimento delle calotte glaciali e dei ghiacciai ha contribuito con una media di 2,0 ± 0,4 millimetri nello stesso periodo.

L’Artico ha registrato temperature quasi da record. L’Artico ha riscontrato il secondo anno più caldo nei 126 anni di registrazioni. Le temperature dell’aria in superficie stanno aumentando a un ritmo circa tre volte superiore alla media globale. Anche le precipitazioni stanno aumentando in tutta la regione. In conseguenza all’aumento delle precipitazioni e delle temperature, la vegetazione della tundra si è espansa; il 2025 ha segnato il terzo valore più alto mai registrato in termini di "verdeggiamento", un indicatore dell’aumento della vegetazione e della produttività. Nelle acque artiche, nel 2025, l’estensione massima del ghiaccio marino è stata la più bassa registrata in 47 anni, mentre quella minima è stata l’undicesima più bassa. Anche lo spessore del ghiaccio marino, che è correlato alla sua età, è diminuito nel corso del tempo. Il ghiaccio marino con più di quattro anni di età sta scomparendo: nel settembre 2025 si contavano solo 95.000 chilometri quadrati di ghiaccio più vecchio, rispetto agli 1,5 milioni di chilometri quadrati degli anni ’80.

L’Antartide ha registrato temperature record e un’estensione del ghiaccio marino che è rimasta bassa. L’Antartide ha riscontrato l’anno più caldo dall’inizio delle rilevazioni nel 1979. Sul continente, lo scioglimento superficiale sulla maggior parte delle piattaforme glaciali è stato superiore alla media, mentre nella Penisola Antartica, all’inizio di gennaio lo scioglimento si è avvicinato a livelli record. Intorno al continente, l’estensione del ghiaccio marino è rimasta al di sotto della media del 2025, seguendo una tendenza che dura da quasi un decennio. I valori massimi e minimi giornalieri annuali dell’estensione del ghiaccio marino sono stati rispettivamente il terzo e il quarto più bassi mai registrati.

I ghiacciai di tutto il mondo continuano a sciogliersi. I ghiacciai terrestri hanno continuato a perdere ghiaccio per il 38° anno consecutivo, perdendo in media l’equivalente dello spessore di oltre 1 metro d’acqua per il quarto anno consecutivo. Dal 1976, circa il 41% della perdita subita dai ghiacciai si è verificata nell’ultimo decennio.

L’attività dei cicloni tropicali è stata superiore alla media. Durante le stagioni delle tempeste nell’emisfero settentrionale e meridionale sono stati osservati in totale 97 cicloni tropicali con nome proprio, un numero superiore alla media del periodo 1991–2020, pari a 87. Cinque tempeste hanno raggiunto l’intensità di categoria 5. Tre di queste tempeste si sono verificate nell’Atlantico settentrionale, raggiungendo il secondo posto ex aequo nella classifica storica per quel bacino. L’uragano Melissa è stato uno degli uragani atlantici più intensi mai registrati, con un’intensità massima di 190 miglia all’ora e una pressione centrale minima di 892 hPa (ettopascal o millibar), registrata il 28 ottobre. Melissa si è abbattuto sulla Giamaica come tempesta di categoria 5, causando devastazioni nella parte occidentale dell’isola. La tempesta ha provocato 95 vittime e danni per almeno 12,2 miliardi di dollari statunitensi. Nel bacino australiano si sono verificate 12 tempeste con nome proprio durante la stagione 2024-2025: il numero più alto in una stagione dal 2005-2006. A febbraio, il ciclone tropicale Zelia ha raggiunto l’intensità di categoria 5 in mare e si è abbattuto sell’Australia Occidentale come tempesta di categoria 4. Nella città di Marble Bar, i livelli delle inondazioni causate da pesanti piogge, hanno superato di quasi 2 metri le precedenti registrazioni.


Traduzione a cura della Redazione di Antropocene.org

Fonte: Climate&Capitalism 11.08.2026


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