Fonte: American Geophysical Union - 04.04.2026
I risultati di uno studio pubblicato recentemente sottolineano che per affrontare le disparità socio-economiche aggravate dai cambiamenti climatici è necessaria un’azione politica incentrata sull’equità. Nonostante contribuiscano in misura minima alle emissioni globali, i paesi a basso reddito soffrono di più rispetto a quelli ad alto reddito.
Entro la fine del secolo, gran parte dell'umanità potrebbe trovarsi ad affrontare condizioni di caldo e siccità estrema con una frequenza cinque volte superiore
Allo stato attuale, le politiche climatiche potrebbero esporre una parte significativa della popolazione mondiale a fenomeni simultanei di caldo estremo e siccità con una frequenza cinque volte superiore entro la fine di questo secolo rispetto a quella registrata tra la metà e la fine del XX secolo.
In uno studio pubblicato recentemente, i ricercatori prevedono che l'aumento interesserà complessivamente il 28% della popolazione mondiale, concentrandosi nei paesi tropicali a basso reddito che hanno contribuito solo in minima parte alle emissioni di gas serra prodotte dall'umanità.
«Il caldo e la siccità si amplificano a vicenda», ha affermato Di Cai, climatologo presso l'Ocean University of China e autore principale dello studio. «In condizioni estreme di caldo e siccità combinati, questo porta a riduzioni idriche e a prezzi alimentari instabili. Per i lavoratori all’aperto, è pericoloso».
Lo studio è pubblicato sulla rivista dell’AGU Geophysical Research Letters.
Estremi amplificati
Quando il caldo e la siccità colpiscono contemporaneamente, il danno supera la somma di ciò che possono causare separatamente. Il rischio di incendi boschivi, le perdite agricole e la mortalità legata al caldo possono aumentare vertiginosamente.
Queste combinazioni estreme sono già in aumento. Dopo aver suddiviso su un reticolo la superficie terrestre in caselle, i ricercatori hanno confrontato la frequenza di calore e siccità in ciascuna casella ed hanno scoperto che, in media geografica, le aree terrestri hanno subìto circa quattro eventi di caldo e siccità all’anno dal 2001 al 2020. Secondo le loro stime, si tratta di una frequenza quasi doppia rispetto al periodo preindustriale dal 1850 al 1900.
Per comprendere come potrebbero evolversi le condizioni entro la fine di questo secolo, il gruppo ha analizzato 152 simulazioni basate su otto modelli climatici, prendendo in considerazione vari scenari di crescita demografica e riscaldamento globale delineati nel Sesto Rapporto di Valutazione del Gruppo intergovernativo sui Cambiamenti Climatici. Ai fini di questo studio, gli autori hanno definito gli eventi di caldo-siccità come giorni caratterizzati da temperature che rientrano nel 10% più elevato, e da una siccità almeno moderata, entrambi rispetto ai dati di riferimento del periodo 1961-1990.
L'operazione ha richiesto l'elaborazione di molti terabyte di dati, una sfida non da poco. «Più il clima diventa caotico, più diventa difficile fare previsioni», ha affermato Monica Ionita, climatologa presso l'Istituto Alfred Wegener e autrice senior dello studio. «È molto difficile stare al passo con ciò che sta accadendo ora».
Nello scenario climatico e di crescita demografica più in linea con la nostra traiettoria attuale, il gruppo ha scoperto che gli eventi estremi di caldo e siccità diventeranno «più intensi» (oltre cinque volte più probabili in un dato giorno rispetto al periodo 1961-1990) per il 28% della popolazione mondiale - quasi 2,6 miliardi di persone - entro gli anni ’90 del XXI secolo. A titolo di confronto, si prevede che solo il 6,6% circa sarà esposto a tale livello di rischio negli anni '30 di questo secolo.
«Quando quasi il 30% della popolazione mondiale viene colpita da questo fenomeno, la situazione diventa davvero critica. Dovrebbe indurci a riflettere molto, molto più a fondo sulle nostre azioni future», ha affermato Ionita, la quale aveva previsto un ritmo di cambiamento leggermente più lento, che si sarebbe attestato al 10% o al 15%. «Entro la fine o la metà del secolo, forse i miei figli non potranno vivere la vita che ho io adesso».
Alcuni raccolgono ciò che altri seminano
A livello globale, entro la fine del secolo gli eventi estremi combinati di caldo e siccità potrebbero verificarsi in media quasi 10 volte all’anno, con la durata massima di circa 15 giorni - un aumento rispettivamente di 2,4 e 2,7 volte rispetto alle condizioni degli ultimi 25 anni. Le emissioni umane di gas serra sono alla base di questi cambiamenti: quando i ricercatori hanno analizzato delle simulazioni in cui erano in gioco solo forze naturali, non sono emerse tendenze significative nella frequenza o nella durata degli eventi estremi di caldo e siccità.
Probabilmente però, chi emette di più [gas serra] non subirà gli impatti maggiori. Secondo la distribuzione geografica del rischio presente nelle simulazioni, le nazioni a basso reddito intorno all’Equatore e ai Tropici, comprese isole come Mauritius e Vanuatu, subiranno gli eventi estremi di caldo e siccità più intensi, nonostante emettano molto neno rispetto alle nazioni più ricche. Per contestualizzare: il gruppo di ricerca ha stimato che l'impatto climatico derivante dall'emissione media di 1,2 tonnellate di carbonio per cittadino statunitense nel corso della vita potrebbe esporre una persona in più a condizioni estreme di caldo e siccità entro la fine del secolo.
«Per i paesi a basso reddito si tratta di un’enorme ingiustizia», ha affermato Di Cai. «È difficile finanziare l’aria condizionata. È difficile finanziare l’assistenza sanitaria. Se l’acqua dovesse esaurirsi non c’è alcun piano di emergenza. Non è solo una questione di scienza del clima; riguarda la basilare vita quotidiana».
I ricercatori hanno scoperto che la riduzione delle emissioni potrebbe scongiurare molti rischi. Se tutte le nazioni attuassero pienamente i piani d’azione per il clima che hanno presentato nell’ambito dell’Accordo di Parigi - oltre a impegni a lungo termine più vincolanti - circa il 18% della popolazione mondiale sarebbe esposto a condizioni estreme di caldo e siccità entro la fine del secolo. Il che equivale a circa 1,7 miliardi di persone: quasi un terzo in meno rispetto al numero previsto dall’attuale andamento.
«Le scelte che facciamo oggi influenzeranno direttamente la vita quotidiana di miliardi di persone in futuro», ha dichiarato Di Cai.
Sean Cummings
Traduzione a cura della Redazione di Antropocene.org
Fonte: American Geophysical Union 04.04.2026

