Fonte: Climate&Capitalism - 11.05.2026

Per decenni, la landa selvaggia ghiacciata ai confini del mondo ha sfidato le tendenze del riscaldamento globale, con livelli di ghiaccio in effettivo aumento – fino al 2015, quando la situazione si è improvvisamente ribaltata. Uno studio condotto dall’Università di Southampton dimostra che una serie di eventi concatenati ha sbilanciato l’Oceano Antartico – che circonda l’Antartide – trascinando in superficie acque insolitamente calde e salate provenienti dalle profondità.



Il fenomeno è stato così estremo da eliminare vaste aree di ghiaccio equivalenti alle dimensioni della Groenlandia, raggiungendo livelli minimi da record nel 2023. L'oceanografo Aditya Narayanan afferma che il ghiaccio marino antartico nell'Oceano Antartico contribuisce a guidare la circolazione termoalina oceanica del pianeta.

«Tuttavia, dal 2015, la regione ha subito un'enorme trasformazione, con una perdita estrema di ghiaccio intorno al continente. Quello che era iniziato come un lento accumulo di calore nelle profondità marine, sotto il ghiaccio marino antartico, è stato seguito da una violenta miscelazione dell’acqua, che ha portato a un circolo vizioso in cui fa troppo caldo per permettere al ghiaccio di ricostituirsi. Ciò è preoccupante, perché la massiccia perdita di ghiaccio marino destabilizza i sistemi delle correnti oceaniche mondiali, riscaldando il nostro pianeta molto più rapidamente del previsto».

Lo studio giunge alla conclusione che il declino del ghiaccio marino si è verificato in tre fasi, guidato dai venti mutevoli e dal riscaldamento degli oceani.

·        Intorno al 2013 – venti sempre più forti hanno iniziato a spingere verso la superficie l'acqua calda e salata proveniente dalle profondità oceaniche, nota come “acqua profonda circumpolare”;

·        Nel 2015 – venti intensi hanno mescolato il calore delle profondità nello strato superficiale, sciogliendo rapidamente il ghiaccio marino, in particolare nell'Antartide orientale;

·        Dal 2018 – il sistema ghiaccio-oceano è rimasto intrappolato in un ciclo in cui, con meno ghiaccio da sciogliere, la superficie rimane salata e calda, impedendo la formazione di nuovo ghiaccio.

Lo studio ha inoltre rilevato una sorprendente asimmetria nel modo in cui il ghiaccio si sta ritirando in tutto il continente - con la perdita nell’Antartide orientale quasi interamente determinata dall’oceano - alimentata da un’ondata ascendente di acqua profonda più calda. Nell'Antartide occidentale, il calore è rimasto intrappolato nell'oceano a causa di un'intensa copertura nuvolosa, convogliata dall'aria calda proveniente dalle regioni subtropicali verso il Polo, sciogliendo il ghiaccio marino durante le estati del 2016 e del 2019.

Alessandro Silvano, coautore dello studio, ha dichiarato: «Questo non è solo un problema regionale: Il ghiaccio marino antartico agisce come uno specchio, riflettendo la luce solare e contribuendo a mantenere freddo il pianeta. La sua perdita potrebbe destabilizzare le correnti che immagazzinano calore e carbonio nell’oceano, accelerando il riscaldamento globale, destabilizzando le piattaforme glaciali che impediscono ai ghiacciai di scivolare in mare, e innalzando il livello globale dei mari».

Il cambiamento climatico sta causando venti più forti, esponendo la superficie dell’Oceano Antartico e spingendo il calore delle profondità marine verso la superficie. Alberto Naveira Garabato, altro coautore dello studio, avverte che se questa tendenza dovesse protrarsi fino agli anni ’30 del XXI secolo, l’Oceano Antartico potrebbe trovarsi in una «fase prolungata di scarsa presenza di ghiaccio marino». L’oceano potrebbe trasformarsi da stabilizzatore del clima mondiale a nuovo potente fattore di riscaldamento globale.


(Articolo adattato da contenuti forniti dall'Università di Southampton)

Traduzione a cura della Redazione di Antropocene.org

Fonte: Climate&Capitalism 11.05.2026


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