Fonte: Climate&Capitalism - 03.07.2024
La compensazione consente alle aziende di aumentare le emissioni, ottenendo al contempo crediti per pseudo-riduzioni altrove.
Questa dichiarazione, pubblicata il 2 luglio 2024, risponde ai crescenti sforzi delle aziende di rendere ecologiche le proprie emissioni di gas serra acquistando “crediti” per presunte riduzioni di emissioni altrove. È firmata da oltre ottanta organizzazioni leader della società civile.
Dichiarazione congiunta
PERCHÉ LA COMPENSAZIONE DELLE EMISSIONI DI CARBONIO MINA GLI OBIETTIVI CLIMATICI
Negli ultimi mesi abbiamo assistito a una crescente spinta, in particolare con la dichiarazione pubblica del Consiglio di amministrazione dell'SBTi[1], a consentire ad aziende e paesi di utilizzare i crediti di carbonio per compensare le proprie emissioni. Ciò riflette una tendenza più ampia[2] a piegare le regole di contabilizzazione del carbonio, compromettendo le effettive riduzioni delle emissioni.
Gli obiettivi climatici devono concentrarsi principalmente sulla riduzione delle emissioni di gas serra all'interno dei confini delle aziende e dei paesi, compresa la graduale eliminazione della produzione, del trasporto, della vendita e dell'uso dei combustibili fossili. A tal fine è necessario un urgente aumento del sostegno finanziario da parte di attori pubblici e privati. Ma permettere alle aziende e ai paesi di rispettare gli impegni climatici per mezzo dei crediti di carbonio, rischia di rallentare le riduzioni delle emissioni globali, senza fornire i fondi necessari al Sud del mondo e permettere lo sviluppo di meccanismi su larga scala come le tasse “Chi inquina paga” sui settori ad alta intensità di emissioni.
Le ragioni per cui siamo preoccupati dal rinnovato sforzo di promuovere la compensazione delle emissioni di carbonio[3] sono le seguenti:
- La compensazione potrebbe ritardare l'azione sul clima
In primo luogo, è essenziale capire che la compensazione, nella migliore delle ipotesi, non riduce la concentrazione di gas serra nell'atmosfera, ma si limita a spostare le riduzioni delle emissioni da un luogo all'altro. La logica della compensazione è costruita sull'idea che un'ente possa continuare ad emettere.[4] Per questo motivo, la compensazione finisce spesso per fornire la licenza socialeper la continuazione delle attività ad alta emissione, rafforzando le ingiustizie del passato. Ad esempio, le aziende produttrici di combustibili fossili hanno dichiarato di ridurre le emissioni investendo nella piantumazione di alberi mentre aumentavano la loro produzione di carbone, petrolio e gas.[5]
Studi e rapporti sottoposti a peer review[6] dimostrano che le strategie aziendali net-zero si basano regolarmente sui crediti di carbonio per raggiungere gli obiettivi di riduzione delle emissioni. In altre parole, se si consente l'uso di crediti di carbonio per raggiungere gli obiettivi di riduzione delle emissioni, c'è il forte rischio che la gerarchia di mitigazione non venga rispettata, a prescindere dagli appelli retorici a dare priorità alle riduzioni.
- La compensazione del carbonio manca intrinsecamente di credibilità
La letteratura scientifica sull'argomento ha evidenziato significativi problemi di qualità dei programmi di accreditamento del carbonio[7], tra cui:
- la probabilità che la maggior parte dei miliardi di crediti creati fino ad ora non siano aggiuntivi, cioè che qualsiasi riduzione delle emissioni sarebbe probabilmente avvenuta indipendentemente dal mercato del carbonio (minando così l'intera logica dei crediti di carbonio);
- la difficoltà di stabilire valori di riferimento significativi e la tentazione di stabilire valori di riferimento irrealistici per generare più crediti di carbonio;
- i potenziali effetti di perdita o di rimbalzo, ad esempio, spostando semplicemente la deforestazione da un'area di progetto ad aree vicine;
- la rimozione non permanente del carbonio, falsamente equiparata alla riduzione delle emissioni (permanenti) derivanti dalla combustione di combustibili fossili;
- e i danni sociali e ambientali scoperti da numerose indagini condotte nel corso di decenni, che dimostrano come i progetti siano stati imposti senza il consenso locale o abbiano violato i diritti fondiari delle popolazioni indigene e delle comunità locali.
Un fattore comune a tutti questi problemi è che i programmi di accreditamento del carbonio hanno a che fare con elementi sconosciuti e devono supporre i parametri chiave dei loro progetti. C'è un forte incentivo a scegliere i parametri che generano, semplicemente, il maggior numero di crediti, il che, come dimostra la storia, tende a sopraffare qualsiasi incentivo per gli operatori di mercato e gli standard setter a risolvere questi problemi di qualità.
- I crediti di “qualità” che possono essere utilizzati come compensazioni sono pochi
Anche se potessero essere risolti tutti i problemi di qualità sopra menzionati (cosa che non crediamo sia possibile per un ampio volume di mercato, sulla base dei difetti intrinseci del concetto citato sopra e delle prove di oltre due decenni di tentativi per risolverli), i progetti e i terreni non sarebbero sufficientemente disponibili[8]per alimentare la domanda di un modello pay-to-keeping-emitting [pagare per continuare a emettere], promosso dall'inclusione dei crediti di compensazione delle emissioni di carbonio nella contabilizzazione delle emissioni di ambito 3.
- Il deficit di finanziamenti per il clima non sarà risolto con le compensazioni
I crediti di carbonio trasmettono un segnale fuorviante sugli sforzi necessari per perseguire l'azione per il clima e minano i prezzi del carbonio, fornendo una falsa percezione sull'esistenza di opzioni di abbattimento ultra-economiche in tutto il mondo (pochi dollari per tonnellata di CO2 equivalente non prodotta/rimossa, mentre le stime del costo sociale del carbonio di solito collocano questo costo nell'ordine delle centinaia di dollari per tonnellata di CO2 equivalente).[9] Rischiano inoltre di disincentivare gli investimenti necessari per garantire cambiamenti profondi nelle catene del valore delle imprese e nei sistemi economici.
Le aziende possono avere un impatto positivo finanziando progetti relativi alle emissioni di carbonio al di fuori della propria catena del valore.[10] Tali contributi finanziari possono essere un modo per le aziende di riconoscere la propria responsabilità storica e più ampia in materia di cambiamenti climatici, ma non riducono gli investimenti necessari per abbattere le emissioni prodotte dalle proprie attività, né le esentano dalla responsabilità di ripulire e pagare per gli impatti del proprio inquinamento.
Oltre il 70% delle emissioni storiche globali di gas serra può essere attribuito a settantotto aziende (private o statali).[11] Le aziende hanno quindi la responsabilità di ridurre radicalmente e immediatamente la propria impronta, adottando misure concrete per affrontare le emissioni nelle loro catene del valore globali, piuttosto che limitarsi ad acquistare crediti per evitare di affrontare i propri problemi di emissioni. La difficoltà di ottenere queste massicce riduzioni delle emissioni, non può giustificare un'ampia disponibilità alla contabilità creativa e alle distrazioni climatiche.
Attualmente, i principali quadri normativi e volontari in materia di pianificazione e rendicontazione della transizione climatica escludono l'uso dei crediti di carbonio per il raggiungimento degli obiettivi intermedi di riduzione delle emissioni da parte delle imprese.[12] In particolare, gli European Sustainability Reporting Standards (ESRS) affermano che le compensazioni di carbonio non possono essere unite alle riduzioni effettive delle emissioni nella rendicontazione degli obiettivi climatici delle imprese.[13] La Procedura Operativa Standard (SOP) dell'SBTi si impegna a non scendere al di sotto delle leggi nazionali applicabili,[14] quindi l'SBTi deve allinearsi agli ESRS. Inoltre, le raccomandazioni dell'HLEG delle Nazioni Unite [15] sottolineano che i crediti di carbonio «non possono essere conteggiati, da parte di un attore non statale, ai fini delle riduzioni intermedie delle emissioni, richieste dal suo percorso di azzeramento netto». È fondamentale garantire la coerenza tra questi quadri e mantenere alto l'obiettivo, per evitare una corsa al ribasso.
In un contesto in cui il nostro bilancio globale del carbonio si sta rapidamente riducendo, è fondamentale garantire che l'attenzione rimanga sulle riduzioni effettive. Vale la pena notare che l'IPCC “tecnologicamente neutrale”, nel suo ultimo Synthesis Report (2023), non ha sostenuto né menzionato la compensazione come opzione praticabile.[16]
Chiediamo regole scientifiche, ambiziose, eque, solide, credibili e trasparenti per la contabilizzazione del carbonio e la definizione degli obiettivi climatici aziendali. I quadri normativi e volontari sulla pianificazione della transizione climatica devono escludere la compensazione.
Organizzazioni che supportano questa dichiarazione:
AbibiNsroma Foundation - ActionAid International - Amazon Watch - Amis de la Terre France / Friends of the Earth France - Amnesty International
AnsvarligFremtid - Association For Promotion Sustainable Development - Association of Ethical Shareholders Germany - BankTrack - Beyond Fossil Fuels - Biofuelwatch - BUNDjugend (Young Friends of the Earth Germany) - Canadian Unitarians for Social Justice - Carbon Market Watch - CEE Bankwatch Network - Center for International Environmental Law (CIEL) - Center for Sustainable Economy - Changing Markets Foundation -Christian Aid Client Earth - Climate Action Network Arab World - Climate Action Network Australia - Climate Action Network Canada - Climate Action Network International - Congo Basin Conservation Society CBCS-Network - Deutsche Umwelthilfee.V. - Dogwood Alliance - Earth Action, Inc - EcoEquity- EcoNexus- Environmental Coalition on Standards (ECOS) - European Environmental Bureau (EEB) - EnergyTag - Environmental Defence Canada - Environmental Investigation Agency (EIA) - Ethikis – Label LONGTIME® - Facing Finance - Fastenaktion Switzerland - Fern - Finance Watch - Focus Association for Sustainable Development - Forests of the World - Fresh Eyes - Friends of the Earth Europe - Friends of the Earth Ireland - Friends of the Earth Spain - Friends of the Earth U.S. - GAIA - Global Alliance for Incinerator Alternatives - GLOBAL 2000 – Friends of the Earth Austria - Global Energy Monitor - Global Witness - Greenpeace - Iceland Nature Conservation Association - Institute for Agriculture and Trade Policy - Institute for Sustainable Development Foundation - Just Share - JVE International - LIFE Education Sustainability Equality - Methane Action - Milieudefensie – Friends of the Earth Netherlands - MomLoves Taiwan Association - New Climate Institute - NipeFagio - NOAH – Friends of the Earth Denmark - Notre Affaire à Tous - Oil Change International - Oxfam - Peace Movement Aotearoa - PowerShift Africa - Rainforest Action Network - ReacciónClimática - Reclaim Finance - REVO ProsperidadSostenible - Rinascimento Green - Secours catholique – Caritas France - ShareAction Sociedad Amigos del Viento meteorología-ambiente-desarrollo - South Durban Community Environmental Alliance - Southern Africa Region Climate Action Network (SARCAN) - Stand.earth - Transport & Environment Union of Concerned Scientists - Urgewald - ZERO
Note
[1] SBTi Board of Trustees statement, aprile 2024.
[2] Si veda ad esempio VCMI Scope 3 flexibilityguidance, novembre 2023.
[3] Si veda ad esempio US Government, May 2024, Voluntary Carbon Markets Joint Policy Statement and Principles.
[4] Doreen Stabinsky et al., 2020, Letter: Don’t rely on carbon offsets as a climate change solution, Financial Times.
[5] Si veda ad esempio Climate Home News, 02.02.2024, “Shameful”: Shell uses carbon credits under investigation to meet climate targets, Friends of the Earth, marzo 2022, Environmental groups sue TotalEnergies for misleading the public over Net Zero.
[6] Gabbatiss, J., 2023, Analysis: How some of the world’s largest companies rely on carbon offsets to ‘reach net-zero’, Carbon Brief; Carbon Market Watch and New Climate Institute, 2024, Corporate Climate Responsibility Monitor; Trencher, G., et al, 2023 Do all roads lead to Paris? Climatic Change.
[7] Si veda questo archivio di articoli sulla qualità dell'offset, aggiornato a febbraio 2024.
[8] The World, Global demand for carbon offsets to combat emissions is growing — but the supply is unreliable, 2021.
[9] Tol, R., 2021, Estimates of the social cost of carbon have increased over time, Environmental Science, Economics.
[10] SBTi, 2024, Above and Beyond: An SBTi report on the design and implementation of beyond value chain mitigation (BVCM).
[11] Carbon Majors Database, 2024.
[12] Reclaim Finance, 2024, Corporate Climate Transition Plans: What to look for.
[13] ESRS E1: «Gli obiettivi di riduzione delle emissioni di gas serra devono essere comunicati per le emissioni di gas serra degli Ambiti 1, 2 e 3, separatamente o combinati (...). Gli obiettivi di riduzione delle emissioni di GHG saranno obiettivi lordi, il che significa che l'impresa non includerà rimozioni di GHG, crediti di carbonio o emissioni evitate come mezzo per raggiungere gli obiettivi di riduzione delle emissioni di GHG». L'ESRS si applica alle 50.000 maggiori imprese dell'UE e alle 10.000 imprese straniere.
[14] SBTI Standard Operating Procedure (SOP) for Development of SBTi Standards: «12. I requisiti specificati nelle norme SBTi devono: (...) g. Soddisfare o superare i requisiti dei Paesi in cui la norma viene applicata, compreso il rispetto minimo di tutti i requisiti normativi applicabili». La Clarification statement to the SBTi Board of Trustees Statement ha reso esplicito che l'SBTi si atterrà alla sua Procedura Operativa Standard per l'elaborazione della questione della compensazione delle emissioni di carbonio: «Qualsiasi modifica agli standard SBTi, compreso l'uso degli EAC per lo Scope 3, sarà condotta secondo la procedura operativa standard SBTi precedentemente approvata per lo sviluppo degli standard».
[15] UN HLEG report, 2022, Integrity Matters: Net-zero commitments by businesses, financial institutions, cities and regions.
[16] AR6 Synthesis Report: Climate Change 2023 (ipcc.ch).
Joint Statement
Traduzione di Alessandro Cocuzza
Fonte: Climate&Capitalism - 03.07.2024

