Lunedì 16 dicembre, all'Università "La Sapienza" di Roma, verrà siglato l'atto di nascita di Science for the People Italia. L'organizzazione Science for the People, nata negli Stati Uniti alla fine degli anni sessanta, si è concentrata, soprattutto, su quella che l'ecologista Richard Levins definiva: "la duplice natura della scienza", ovvero la scienza come «un episodio nella crescita della conoscenza umana in generale, e come il prodotto legato alla classe, al genere, e alla cultura del capitalismo euro-nordamericano in particolare».

Levins constatava che due reazioni comuni all'intersezione tra scienza e politica: lo scientismo ( l'ideologia secondo cui la scienza è sempre corretta e giusta) e l'antiscienza, non riescono a cogliere questa duplice natura e affrontare le vere sfide che scienziati, società e pianeta si trovano oggi di fronte.


Riportiamo l'articolo di Andrea Capocci - pubblicato su il Manifesto del 13.12.2024 - che presenta l'atto di nascita di Science for the people Italia.



Il gradito ritorno della critica della scienza


Ottenere un finanziamento dal Consiglio Europeo della Ricerca – in gergo si dice «vincere un Erc» – è un traguardo importante per giovani ricercatrici e ricercatori. Se ne assegnano poche decine ogni anno, la concorrenza è agguerritissima e i giochi di potere contano poco, visto che competono soprattutto ricercatori a inizio carriera. Vincitrici e vincitori formano dunque un’élite assai rispettata all’interno della comunità scientifica composta da ricercatori giovani, brillanti e innovativi.

Per questo i tre filosofi della scienza Jacopo Ambrosj, Hugh Desmond e Kris Dierickx tra marzo e agosto del 2023 hanno posto proprio a 24 vincitori di Erc una domanda che arriva da lontano: la scienza, anche quella di altissimo livello che fanno loro, è neutrale?

In altre parole: gli scienziati migliori sono fedeli al puro metodo scientifico, oggettivo e disinteressato, oppure i loro obiettivi e le pratiche della scienza sono influenzate da fattori storici e culturali? Ambrosj, Desmond e Dierickx hanno pubblicato le risposte ricevute – ovviamente anonime – in un interessante studio sul numero di novembre della rivista scientifica Accountability in Research. In generale, tutti gli interpellati descrivono la neutralità della scienza come un ideale raramente realizzato. Qualcuno è andato anche oltre. «Non credo nella neutralità della ricerca. Ok? Penso che la neutralità non ci sia nemmeno in matematica» ha risposto uno (o una?) di loro. «Anche se non ne siamo consapevoli – ha proseguito – in qualche modo orientiamo sempre le ricerche alla nostra visione ideologica, economica e politica».

Nei primi anni ‘70, un gruppo di fisici romani guidati da Marcello Cini aveva già provato ad affermare che la scienza, anche quella più rigorosa, non era neutrale in un saggio intitolato L’ Ape e l’architetto ripubblicato in anni più recenti. Furono subissati di critiche dalla sinistra di allora, trattati da «epistemologi della domenica» dai filosofi professionisti e osteggiati da diversi colleghi delle «scienze dure» che si sentivano al di sopra di critiche di questo tipo. Come dimostra lo studio su Accountability in Research, quei fisici avevano ragione e oggi il tema della neutralità della scienza non è più una bestemmia, ma una realtà riconosciuta dai ricercatori più affermati.

Che sia ora di riavviare la critica al progresso scientifico – senza mai cadere nell’irrazionalismo e nella pseudoscienza – è il parere anche di una rete di giovani ricercatrici e ricercatori di varia estrazione disciplinare ma interni all’accademia. Finora sono stati attivi soprattutto online: in una fitta serie di incontri virtuali hanno regolarmente analizzato la dimensione scientifica e sociale della pandemia, la crisi climatica e la difficoltà di farne una priorità riconosciuta, l’intelligenza artificiale e l’attuale dialettica tra cittadinanza e tecnologia.

Adesso la dimensione telematica non basta più. Perciò, in questi giorni la rete darà vita al capitolo italiano dell’associazione internazionale – con radici negli Usa – Science for the People, che dalla guerra in Vietnam in poi tiene aperto il dibattito sul rapporto tra scienziati e cittadinanza da una prospettiva marxista e di sinistra.

L’atto di nascita di Science for the people Italia sarà siglato lunedì pomeriggio all’università Sapienza, proprio in quel dipartimento di fisica in cui L’Ape e l’architetto fu discusso e scritto. L’occasione sarà un evento dal titolo «Scienza è società: non c’è neutralità che tenga». Alla discussione parteciperà anche il fisico Giovanni Ciccotti, uno degli autori dell’Ape, per un passaggio di testimone simbolico e generazionale ma niente affatto rituale.


Andrea Capocci