Fonte: Climate&Capitalism - 12.06.2026
Il significativo esempio del caso Juliana contro gli Stati Uniti - la difesa bipartisan di politiche che minacciano i bambini di oggi e le generazioni future - documenta esaustivamente il ruolo dei governi statunitensi in merito al cambiamento climatico, e dimostra che il sostegno incondizionato all’industria petrolchimica non è limitato a un solo partito politico.

«Il potere politico dello Stato moderno non è che un comitato, il quale amministra gli affari comuni di tutta quanta la classe borghese».
Karl Marx e Friedrich Engels [1]
La mia affermazione secondo cui i nostri governanti sono colpevoli di omicidio sociale non si basa su argomentazioni giuridiche o costituzionali formali. Infatti, poiché i responsabili hanno il controllo effettivo su ciò che le leggi consentono e non consentono, non sorprende che le loro azioni siano raramente formalmente illegali. Tuttavia, i tentativi di usare il loro sistema giuridico contro di loro possono costituire una parte importante della costruzione di movimenti per la giustizia, e si può imparare molto da tali sforzi, anche quando falliscono.
Il caso Juliana contro gli Stati Uniti ne è un esempio significativo. Oltre a documentare in modo approfondito il ruolo dei successivi governi statunitensi nel favorire il cambiamento climatico, ha dimostrato che il sostegno incondizionato all’industria petrolchimica non è limitato a un solo partito politico. Sia le amministrazioni democratiche che quelle repubblicane hanno lottato per impedire ai tribunali di valutare se un governo che distrugge consapevolmente il sistema climatico stia violando i diritti dei propri figli, ed è stato il governo Biden a riuscirci alla fine.
Il caso era stato originariamente presentato il 12 agosto 2015 presso un tribunale distrettuale degli Stati Uniti in Oregon. I ricorrenti erano 21 giovani, di età compresa tra gli 8 e i 19 anni - giovani neri, indigeni, bianchi, birazziali e LGBTQ provenienti da undici stati. Il caso prese il nome dalla diciannovenne Juliana Kelsey di Eugene, Oregon, che in precedenza aveva citato in giudizio il governo dell’Oregon chiedendo un’azione per il clima.
I "Juliana 21" erano rappresentati da Our Children’s Trust, un piccolo studio legale di interesse pubblico guidato da Julia Olson. Il caso si basava sulla strategia legale nota come “Atmospheric Trust Litigation”, sviluppata da Mary Wood, docente di diritto dell’Università dell’Oregon, secondo la quale l’atmosfera è una risorsa di interesse pubblico e il governo ha l’obbligo costituzionale di proteggerla per le generazioni presenti e future.[2]
I ricorrenti hanno sostenuto che, per oltre cinquant’anni, il governo degli Stati Uniti abbia consapevolmente permesso, incoraggiato e favorito lo sfruttamento, la produzione e la combustione di combustibili fossili, consentendo deliberatamente che le concentrazioni di anidride carbonica nell’atmosfera raggiungessero livelli senza precedenti nella storia dell’umanità.[3] A partire dagli anni ’60, i governi che si sono succeduti hanno ricevuto espliciti avvertimenti scientifici sulle conseguenze catastrofiche di una combustione incontrollata di combustibili fossili, ma hanno comunque continuato a sovvenzionare e promuovere le industrie responsabili.
Il risultato è stato quello di un massiccio sconvolgimento del sistema climatico da cui dipendono le vite delle generazioni future. Il governo, hanno denunciato i ricorrenti, aveva «agito con deliberata indifferenza nei confronti del pericolo che aveva consapevolmente creato».[4]
Hanno sostenuto che il Quinto Emendamento tutela il diritto fondamentale a un sistema climatico in grado di sostenere la vita umana e che, sia secondo il diritto consuetudinario, che secondo la tradizione costituzionale, il governo ha il dovere di preservare le risorse naturali essenziali alla vita, in qualità di fiduciario per le generazioni presenti e future.[5]
Hanno chiesto al tribunale di emettere un’ingiunzione che imponga al governo di cessare di concedere permessi, autorizzazioni e sussidi per l’uso dei combustibili fossili, e di elaborare un piano, soggetto all’approvazione giudiziaria, volto a ridurre le emissioni di gas serra.
Il noto climatologo James Hansen, la cui nipote era una delle 21 ricorrenti, si è costituito parte in causa in qualità di "tutore delle generazioni future". La sua perizia ha fornito prove scientifiche, supportate da numerosi riferimenti a ricerche pubblicate, secondo cui «l’utilizzo umano dei combustibili fossili ha alterato l’equilibrio energetico della Terra». Di conseguenza, «il pianeta si sta riscaldando, senza che si intraveda una fine, a meno che non modifichiamo il nostro attuale percorso». Così concludeva Hansen:
«Il continuo rilascio di autorizzazioni e il finanziamento da parte del nostro governo di progetti relativi ai combustibili fossili contribuiscono, ora, a compromettere ulteriormente il sistema climatico favorevole che fino ad oggi ha permesso lo sviluppo della civiltà umana. Per preservare un sistema climatico sostenibile, il nostro uso dei combustibili fossili deve essere eliminato gradualmente il più rapidamente possibile. … Il fatto che il nostro governo conceda autorizzazioni per progetti relativi ai combustibili fossili aggiuntivi, nuovi o rinnovati è del tutto in contrasto con la sua responsabilità fondamentale nei confronti dei nostri figli e dei loro discendenti. I loro diritti fondamentali sono attualmente in bilico».[6]
Un altro rapporto di esperti, pubblicato in seguito con il titolo They Knew: The US Federal Government’s Fifty-Year Role in Causing the Climate Crisis [Lo sapevano: il ruolo del governo federale statunitense nel provocare la crisi climatica negli ultimi cinquant’anni], è stato presentato da James Gustave Speth, il cui curriculum, come è stato giustamente osservato, «non potrebbe essere più convenzionale e in linea con l’establishment di così». Speth è stato consulente ambientale di alto livello dei presidenti Carter e Clinton, fondatore del National Resources Defense Council e del World Resources Institute, amministratore del Programma delle Nazioni Unite per lo Sviluppo e preside della Scuola di Scienze Forestali e Studi Ambientali di Yale. La rivista Time lo aveva definito «l’insider per eccellenza».[7]
Era, in breve, particolarmente qualificato per documentare, con meticolosi dettagli, come ogni amministrazione, da Carter a Trump, avesse ricevuto espliciti avvertimenti scientifici sulle conseguenze della combustione dei combustibili fossili - e come ognuna di esse avesse omesso di agire. Dal 1976, anno dell’elezione di Carter, al 2019, terzo anno del primo mandato presidenziale di Trump, le emissioni statunitensi derivanti dalla produzione energetica erano aumentate del 16 per cento.
Le azioni del governo federale sui combustibili fossili erano, scrisse Speth, «la più grande negligenza della responsabilità civica nella storia della Repubblica».[8] «Questo scioccante comportamento storico - un abuso d’ufficio su vasta scala - ha lasciato le generazioni attuali e future enormemente vulnerabili a un pericolo sostanziale».[9]
Il rapporto di Speth concludeva:
«Dopo aver analizzato gli ultimi quattro decenni di azioni e omissioni, emerge un chiaro schema di condotta storica da parte del governo in relazione al sistema energetico nazionale e al cambiamento climatico. Per decenni:
a. I convenuti hanno compreso che i pericoli del cambiamento climatico sono reali, attuali e in aumento, e che sono causati prevalentemente dalla combustione di combustibili fossili.
b. I convenuti hanno compreso in che modo il cambiamento climatico danneggerà la nazione e, in particolare, i giovani ricorrenti e le generazioni future.
c. I convenuti hanno compreso che esistono percorsi alternativi per il sistema energetico nazionale che garantirebbero maggiore protezione e sicurezza alla nazione e alla nostra popolazione.
Nonostante tali conoscenze, i convenuti hanno agito sistematicamente, costantemente, e continuano a farlo, per promuovere i combustibili fossili, causando così un pericolo climatico irreversibile, un modello di comportamento che può solo riflettere una deliberata indifferenza nei confronti dei gravi impatti che ne deriveranno - impatti che saranno subiti prevalentemente dai giovani ricorrenti e dalle generazioni future».[10]
Le prove scientifiche e storiche erano talmente schiaccianti che i convenuti non hanno nemmeno tentato di confutarle. Al contrario, il Dipartimento di Giustizia di Barack Obama, sostenuto dai gruppi dell’industria dei combustibili fossili, ha sostenuto che «non esiste un diritto costituzionale a un ambiente privo di inquinamento» e ha esortato il tribunale a respingere il caso senza processo.[11]
Con grande sorpresa del governo, la giudice Ann Aiken ha rifiutato di archiviare la causa, stabilendo che i ricorrenti avevano diritto a un processo. «Esercitando il mio “giudizio ragionato”, non ho alcun dubbio che il diritto a un sistema climatico in grado di sostenere la vita umana sia fondamentale per una società libera e ordinata».[12]
«Laddove una denuncia sostenga che l’azione governativa stia danneggiando in modo certo e sostanziale il sistema climatico, causando la morte di esseri umani, accorciandone l’aspettativa di vita, provocando danni diffusi ai beni, minacciando le fonti alimentari dell’umanità e alterando drasticamente l’ecosistema del pianeta, essa costituisce una rivendicazione per violazione del giusto processo. Affermare il contrario equivarrebbe a dire che la Costituzione non offre alcuna protezione contro la decisione consapevole di un governo di avvelenare l’aria che i propri cittadini respirano o l’acqua che bevono. I ricorrenti hanno adeguatamente denunciato la violazione di un diritto fondamentale».[13]
Anni di ostruzionismo
Ma ciò che seguì non fu un processo, bensì una campagna decennale condotta dalle successive amministrazioni statunitensi - da Obama a Trump a Biden - per garantire che il caso non venisse discusso in tribunale. Il governo ha messo in atto manovre legali, e in molti casi senza precedenti, di straordinaria aggressività. Più e più volte il Dipartimento di Giustizia ha presentato istanze di mandamus - uno strumento giuridico di estrema urgenza, storicamente riservato solo a circostanze estreme - per bloccare il processo prima ancora che iniziasse. Ogni volta che il caso si avvicinava all’aula di tribunale, un’altra mozione del governo lo rinviava ulteriormente.[14]
Nel gennaio 2020, i funzionari di Trump ottennero finalmente la sentenza che desideravano, quando la Corte d’Appello del Nono Circuito respinse il ricorso con una decisione di due a uno.[15] La maggioranza stabilì che i tribunali non avevano l’autorità di ordinare al governo federale di elaborare un piano per la decarbonizzazione dell’economia, poiché tale provvedimento richiedeva valutazioni politiche riservate ai rami politici del governo.
Ma il parere della maggioranza è stato degno di nota, sia per ciò che ha ammesso, che per ciò che ha deciso. Riferendosi alla famosa canzone degli anni ’60 Eve of Destruction, il giudice Andrew Hurwitz ha scritto che i ricorrenti «hanno presentato prove convincenti del fatto che il cambiamento climatico abbia avvicinato quella vigilia».[16]
«Un consistente corpus probatorio documenta che il governo federale ha a lungo promosso l’uso dei combustibili fossili pur sapendo che ciò può causare cambiamenti climatici catastrofici, e che il mancato cambiamento delle politiche esistenti potrebbe accelerare un’apocalisse ambientale». [17]
Dopo aver sintetizzato le prove, ha convenuto che «i ricorrenti hanno dimostrato in modo convincente la necessità di un intervento», ma ha concluso «a malincuore» che il tribunale non aveva l’autorità di ordinare tale intervento.[18]
È toccato alla giudice dissenziente, Josephine Staton, esprimere l’indignazione che la posizione del governo meritava.
«In questo procedimento, il governo riconosce come un dato di fatto che gli Stati Uniti abbiano raggiunto un punto di svolta che necessita, a gran voce, una risposta concertata - eppure continua a procedere verso la catastrofe. È come se un asteroide si stesse abbattendo sulla Terra e il governo decidesse di disattivare le nostre uniche difese. Nel tentativo di far cadere questa causa, il governo insiste senza mezzi termini sul fatto di avere il potere assoluto e insindacabile di distruggere la Nazione».[19]
I dati raccolti negli ultimi 50 anni, ha scritto la giudice, dimostrano che dire ai giovani di affidarsi ai politici «sarà giustamente percepito come un modo per dire loro che non hanno alcuna via d’uscita».[20]
«Dov’è la speranza nella decisione odierna? Le richieste dei ricorrenti si basano sulla scienza, in particolare su un imminente punto di non ritorno. Se i timori dei ricorrenti, avvalorati dagli stessi studi del governo, si rivelassero fondati, la storia non ci giudicherà con benevolenza. Quando i mari sommergeranno le nostre città costiere, gli incendi e la siccità tormenteranno le nostre zone interne e le tempeste devasteranno tutto ciò che si trova in mezzo, coloro che sopravviveranno si chiederanno: perché così tanti hanno fatto così poco?».[21]
Biden contro la giustizia climatica
Karl Marx scrisse una volta che nelle società capitalistiche le elezioni significavano «decidere … quale membro della classe dominante dovesse mal rappresentare e opprimere il popolo nel parlamento».[22] Ciò vale certamente per le elezioni statunitensi e il cambiamento climatico. Trump si è ritirato dall’Accordo di Parigi e ha promosso attivamente la produzione di petrolio e gas. Biden è rientrato nell’Accordo di Parigi, ma la produzione petrolifera statunitense durante la sua presidenza ha raggiunto livelli record.[23] Ed entrambi hanno fatto tutto il possibile per impedire ai tribunali anche solo di prendere in considerazione tagli obbligatori alle emissioni di gas serra.
Joe Biden è entrato in carica all’inizio del 2021, dopo aver promesso di agire contro il cambiamento climatico. Incoraggiati da ciò, i ricorrenti del caso Juliana hanno chiesto ripetutamente al suo Dipartimento di Giustizia un incontro per discutere il loro caso. Le loro richieste sono state ignorate.[24]
Nel luglio 2021, i ricorrenti hanno ripresentato una denuncia che rispondeva alle obiezioni della corte d’appello. Anziché un piano nazionale di recupero climatico sotto la supervisione del tribunale, ora chiedevano solo una sentenza che dichiarasse che le politiche del governo federale in materia di combustibili fossili violavano i loro diritti costituzionali. L’amministrazione Biden si è rifiutata di acconsentire, affermando esplicitamente che il proprio obiettivo, come quello di Trump, era «affossare il caso Juliana contro gli Stati Uniti».[25] Come ha dichiarato a un giornalista Julia Olson, consulente legale capo di Our Children’s Trust: «Non c’è stato alcun cambiamento quando Biden è entrato in carica, nessun cambiamento rispetto all’amministrazione Trump».[26]
Nel febbraio 2024, dopo che il giudice Aiken aveva acconsentito a celebrare un processo sulla base dell’atto di citazione modificato, il Dipartimento di Giustizia di Biden ha presentato una settima istanza senza precedenti per un mandato di esecuzione, cercando ancora una volta di impedire che il caso arrivasse davanti a una giuria. Si trattava della stessa straordinaria arma giuridica che l’amministrazione Trump aveva brandito.
Più di 50.000 persone e 255 organizzazioni hanno firmato una petizione in cui si chiedeva al procuratore generale Merrick Garland di porre fine all’opposizione del Dipartimento di Giustizia al caso. Nulla è cambiato.
Nel maggio 2024, un collegio di tre giudici della Nona Circoscrizione ha accolto la settima istanza del Dipartimento di Giustizia, ordinando al giudice Aiken di archiviare il caso. Il 24 marzo 2025, la Corte Suprema ha rifiutato di esaminare il ricorso.
Trump non ha dovuto occuparsi del caso Juliana contro gli Stati Uniti durante il suo secondo mandato, perché Biden era riuscito a insabbiarlo, utilizzando gli stessi metodi di Trump.
Come hanno sottolineato gli avvocati di "Juliana 21", le amministrazioni Trump e Biden hanno «utilizzato ogni strumento giuridico insolito, più volte che in qualsiasi altro caso nella storia, per mettere a tacere le rivendicazioni costituzionali di 21 giovani della nostra nazione».
«Mentre cercava di ostacolare il caso Juliana, ogni singola amministrazione ha contemporaneamente ampliato il sistema energetico basato sui combustibili fossili degli Stati Uniti, rendendo questa nazione il più grande produttore di combustibili fossili sulla Terra, aggravando la crisi climatica e intensificando i danni costituzionali subiti da questi giovani ricorrenti…
«Questo caso riguarda un’emergenza di proporzioni epocali: è giunto il momento che gli Stati Uniti siano processati per aver provocato un’“apocalisse ambientale” e per aver messo a repentaglio la vita, la salute e la sicurezza di questi giovani, violando intenzionalmente la Costituzione degli Stati Uniti».[27]
Quel processo non c’è stato - almeno per ora.
Note
[1] K.Marx e F.Engels, Manifesto del Partito Comunista, in Opere complete, VI, a cura di Fausto Codino, Editori Riuniti, Roma 1973, p. 488.
[2] Adams-Schoen, Juliana v. United States; Michael C. Blumme Mary Christina Wood, ’No Ordinary Lawsuit’: Climate Change, Due Process, and the Public Trust Doctrine, «American University Law Review» 67, no. 1, 2017, pp. 1-87.
[3] Juliana, et al. v. United States, et al., SSRN, January 4, 2017, https://papers.ssrn.com/sol3/papers.cfm?abstract_id=2893912.
[4] Adams-Schoen, Juliana v. United States, op. cit.
[5] Juliana, et al. v. United States, SSRN; M.C. Blumm e C. Wood, ’No Ordinary Lawsuit’, op.cit.
[6] Exhibit A: Declaration of Dr. James E. Hansen in Support of Plaintiffs’ Complaint for Declaratory and Injunctive Relief, p. 4.
[7] Wen Stephenson, Gus Speth: ‘Ultimate insider’ goes radical, «Grist», 17 settembre 2012.
[8] James Gustave Speth, They Knew: The US Federal Government’s Fifty-Year Role in Causing the Climate Crisis, MIT Press, 2022, p. 38.
[9] J.G. Speth, They Knew, op. cit., p. 5.
[10] J.G. Speth, They Knew, op. cit., pp. 152-3.
[11] John Sutter, Climate kids take on the feds. CNN, 9 marzo 2016.
[12] Case No. 6:15-cv-01517-TC, Document 83, 10 novembre 2016, p. 32.
[13] Ibid., p. 33
[14] Juliana v. U.S. Timeline, Climate Change Resources, https://climatechangeresources.org/youth/youth-take-action/through-judicial-action/juliana-v-u-s-timeline-youth/
[15] United States Court of Appeals for the Ninth Circuit, No. 18-36082, D.C. No.6:15-cv-01517-AA, 17 gennaio2020. Opinion by Judge Hurwitz; Dissent by Judge Staton
[16] Ibid. (Hurwitz), p. 11.
[17] Ibid., p. 11.
[18] Ibid., p. 32.
[19] Ibid. (Staton), pp. 32-3
[20] Ibid., p. 43.
[21] Ibid., p. 64.
[22] Karl Marx, The Civil War in France, in MECW, vol. 22, International Publishers, 1986, p. 333; tr. it. di Palmiro Togliatti, La Guerra civile in Francia, in K. Marx e F. Engels, Opere, 22, Edizioni Lotta Comunista, Sesto San Giovanni (MI) 2022, p. 354.
[23] Aleks Phillips, Joe Biden Is Producing More Oil Than Donald Trump Did, Newsweek, 9 gennaio2024.
[24] Biden and the Department of Justice, Our Children’s Trust, https://www.ourchildrenstrust.org/biden-doj
[25] Cit. in Case 6:15-cv-01517-AA, Document 574, Filed 02/01/24, 2.
[26] Cit. in Julia Rock, Biden Is Aiming to Destroy a Historic Climate Change Lawsuit, «The Lever», 26 maggio 2022.
[27] Case 6:15-cv-01517-AA, Document 549, Filed 07/06/23.
Ian Angus
Traduzione a cura della Redazione di Antropocene.org
Fonte: Climate&Capitalism 12.06.2026

