Fonte: Monthly Review - 01.02.2026

Intervenendo il 16 ottobre 2025 alla cerimonia di apertura della Quarta Conferenza Mondiale sul Marxismo a Pechino, John Bellamy Foster discute lo sviluppo dell'ecomarxismo e la sua relazione con la teoria marxista. Qui, Foster sostiene che «l'ecomarxismo come lo conosciamo oggi non è semplicemente un'altro ramo del marxismo», ma è un percorso verso i progetti di socialismo completo e civiltà ecologica.






È un onore poter intervenire alla cerimonia di apertura della Quarta Conferenza Mondiale sul Marxismo a Pechino.

Mi è stato chiesto di discutere dello sviluppo dell'ecomarxismo e della sua relazione con la teoria marxista nel suo complesso. Voglio qui sostenere che l'ecomarxismo, così come lo conosciamo oggi, non è semplicemente un'altro ramo del marxismo, ma ha di fatto svolto un ruolo di primo piano nella ricostruzione della teoria marxista classica. Esso rappresenta una sorta di correttivo di fronte al diffuso abbandono della dialettica materialista all'interno del marxismo occidentale. L'ecomarxismo è nato in risposta alla necessità materiale legata alla crisi ecologica planetaria. Tuttavia, per affrontare seriamente il problema ecologico in termini marxiani è stato necessario recuperare alcuni aspetti della critica marxista alla società capitalista delle merci che erano stati abbandonati dalla tradizione filosofica marxista occidentale, vale a dire la profonda visione materialista e dialettica del marxismo classico. 

I socialisti sono stati in prima linea nell'ecologia sin da principio, e sono stati leader nei movimenti ambientalisti emersi tra gli anni '50 e '70, in gran parte in risposta ai nuovi pericoli ecologici causati dall'uomo, come i radionuclidi e l'aumento delle sostanze chimiche di sintesi, legate all'industria petrolchimica. Tuttavia, è stato solo alla fine degli anni '70 e '80 che è emerso il concetto di ecosocialismo, visto come un campo distinto. Ironia della sorte, quello che oggi chiamiamo ecosocialismo di prima generazione si contrapponeva al marxismo classico quasi quanto al capitalismo. In Occidente, tutte le principali figure dell'ecosocialismo di prima generazione hanno abbracciato l'idea che Karl Marx e Friedrich Engels fossero caduti in preda a quello che è stato chiamato meccanicismo prometeico. Durante la Guerra Fredda, l'antico mito greco di Prometeo, che donò fuoco e illuminazione all'umanità, è stato usato come un'arma per criticare Marx, che nella sua tesi di dottorato aveva elogiato Prometeo come simbolo dell'Illuminismo. Il marxismo è stato quindi criticato dagli ideologi della Guerra Fredda come una filosofia estremamente meccanicistica o strumentalista, opposta all'umanesimo. Ciò ha costituito sia una distorsione dell'antico mito greco di Prometeo - come era stato inteso per millenni - sia una distorsione del marxismo. Ciononostante, gli stessi ecosocialisti di prima generazione adottarono la critica della Guerra Fredda al marxismo - inteso come prometeismo meccanicistico - considerandolo come un punto di riferimento per l'antagonismo del marxismo classico nei confronti dell'ecologia. Marx è stato accusato di non aver incorporato i limiti naturali nella sua analisi, che a questo proposito è stata ritenuta inferiore a quella del reazionario teorico della popolazione, Thomas Malthus. La risposta degli ecosocialisti dell'epoca è stata quella di innestare la teoria verde, ovvero le nozioni idealistiche/moralistiche dell'ambientalismo liberale, su un marxismo occidentale che, in gran parte, era già stato spogliato della sua concezione materialistica della natura e della dialettica della natura. In alcune delle versioni più estreme, il marxismo classico è stato visto come costitutivo, insieme al capitalismo stesso, di un rozzo produttivismo, «nemico della natura».

Le debolezze dell'ecosocialismo di prima generazione rispetto alla teoria marxiana, e la sua incapacità di generare una prassi ecologica sostanziale, hanno portato allo sviluppo, alla fine degli anni '90, dell'ecosocialismo di seconda generazione, spesso definito teoria della frattura metabolica, sebbene l'ambito dell'analisi sia stato molto più ampio. Si è trattato in realtà di un vero e proprio ecomarxismo radicato nel materialismo storico classico, il cui obiettivo è stato quello di ricostruire il materialismo ecologico insito nel pensiero di Marx. Applicando questo approccio alle condizioni e alle crisi ecologiche in tutto il mondo, è stato istituito un ecosocialismo di terza generazione, in linea con la prassi ecosocialista rivoluzionaria. In questo modo la teoria della frattura metabolica, concentrandosi sullo sviluppo umano sostenibile, convergeva con l'analisi della civiltà ecologica sviluppata principalmente all'interno del marxismo ecologico cinese.

L'ecomarxismo può essere considerato come comprendente le seguenti nove proposizioni fondamentali:

(1)    La natura/ecologia è il fondamento di tutta l'esistenza materiale. Il materialismo di Marx non era semplicemente un principio economico, ma si estendeva alle basi ontologiche degli esseri umani come esseri materiali, esseri auto-mediatori della natura. La società umana è una forma emergente della natura in linea con la dialettica materialista.

(2)    La natura/ecologia, come diceva Engels, è la “prova della dialettica”. La dialettica della società, per quanto importante, non ha alcuna relazione con la totalità se separata dalla dialettica della natura.

(3)    L'alienazione dal lavoro è allo stesso tempo l'alienazione dalla natura. L'umanità ha un rapporto metabolico con il lavoro e la produzione, che definisce l'essere della specie umana. L'alienazione dal processo lavorativo è contemporaneamente l'alienazione degli esseri umani dalle condizioni naturali di produzione e quindi si basa sull'alienazione dalla natura.

(4)     L'analisi ecologica di Marx è radicata in una triade composta dal metabolismo universale della natura, dal metabolismo sociale e dalla frattura metabolica. Il concetto marxiano di “metabolismo universale della natura” abbraccia l'intera esistenza naturale secondo il metodo delle scienze naturali. Il “metabolismo sociale” rappresenta il rapporto specificamente umano con la natura attraverso la produzione. La frattura metabolica, o «frattura irreparabile nel processo interdipendente del metabolismo sociale, un metabolismo prescritto dalle leggi naturali della vita stessa», si verifica quando il metabolismo sociale della produzione entra in conflitto con il metabolismo universale della natura. Attingendo al lavoro di Justus von Liebig, Marx spiegò come i nutrienti del suolo venissero rimossi dal suolo e inviati in forma di cibo e fibre a centinaia e migliaia di chilometri di distanza verso i nuovi centri urbani concentrati del capitalismo, e non tornassero più al suolo, portando al suo impoverimento. Questo divenne la base della sua teoria della frattura metabolica o crisi ecologica, che applicò anche ad altri settori, comprese le epidemie periodiche.

(5)    L'imperialismo ecologico è inseparabile dal capitalismo e implica che una nazione consegua più valori d'uso naturali a spese di un'altra attraverso il puro rapporto di forza. Marx scrisse che l'Irlanda coloniale aveva indirettamente esportato il proprio suolo in Inghilterra per nutrire la popolazione inglese, mentre, come conseguenza, gli irlandesi erano esposti a fame e povertà estreme.

(6)     Un'analisi ecologica della forma-valore è al centro della critica politico-economica del capitale di Marx. L'intera critica economica di Marx si basa sulla distinzione tra valori d'uso naturali-materiali e valore di scambio. Il capitalismo si basa sul feticismo delle merci e sul valore di scambio. Il socialismo, al contrario, tiene conto dei valori d'uso qualitativi, sia nella loro dimensione ecologica che sociale.

(7)    La visione del socialismo di Marx è quella di uno sviluppo umano sostenibile. Si oppone alla produzione fine a se stessa e all'accumulazione fine a se stessa, nonché al lato negativo della produzione capitalista, che distrugge le condizioni naturali necessarie. Un autentico progresso sociale richiede che l'umanità preservi la terra per le generazioni future, come boni patres familias, buoni capifamiglia.

(8)    Le condizioni materiali della classe operaia sono sia ecologiche che economiche, e individuano un proletariato ambientale nella sua forma più ampia e rivoluzionaria. Nell'opera di Marx ed Engels lo sfruttamento e l'espropriazione degli strati sociali inferiori della popolazione si concretizza in devastazioni ambientali come l'inquinamento dell'aria e dell'acqua, la mancanza di cibo e l'adulterazione degli alimenti, le condizioni abitative precarie, le epidemie, l'accesso ineguale all'assistenza sanitaria, la maggiore mortalità della classe operaia, la disabilità e così via, oltre allo sfruttamento economico vero e proprio. Il proletariato rivoluzionario è quindi un proletariato ambientale che si occupa di tutte le forme di oppressione (comprese quelle legate alla razza, al genere e alle condizioni di vita stesse). Oggi le lotte alla base della società umana sono tanto ambientali quanto economiche.

(9)    Il socialismo completo richiede lo sviluppo di una civiltà ecologica. Il marxismo ecologico punta in ultima analisi alla civiltà ecologica, un concetto nato nell'Unione Sovietica tra la fine degli anni '70 e l'inizio degli anni '80 e adottato quasi immediatamente dalla Cina, dove ha ricevuto uno sviluppo molto più completo. La civiltà ecologica doveva essere equiparata al socialismo completo: un mondo di sostanziale uguaglianza e sostenibilità ecologica. Come ha affermato Xi Jinping, le «montagne verdi» valgono quanto o più delle «montagne d'oro». Come ha sottolineato altrove, la civiltà ecologica è la «modernizzazione dell'armonia tra l'umanità e la natura». In questo senso, la civiltà ecologica attinge a una lunga storia di pensiero e lotta ecologica che risale alla società tradizionale e al materialismo organico, nell'antica Grecia all'epicureismo - che ha influenzato il pensiero marxista - e in Cina al taoismo. Il marxismo ecologico nella sua lotta per la civiltà ecologica dà un nuovo significato a queste concezioni tradizionali dell'umanità come essere organico che vive e si sviluppa in accordo con la terra.


John Bellamy Foster


Traduzione a cura della Redazione di Antropocene.org

Fonte: Monthly Review vol. 77, n. 9 (01.02.2026)


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