Fonte: Jacobin América Latina - 24.06.2025

A cinquecento anni dalla morte per decapitazione, Thomas Müntzer riappare come una figura profetica della rivoluzione sociale, come leader di una rivolta contadina che, molto prima del socialismo moderno, già chiedeva l'abolizione dei privilegi, la proprietà collettiva della terra e la giustizia degli oppressi contro i potenti.



I rivoluzionari di tutto il mondo celebrano quest'anno la memoria di Thomas Müntzer (1490-1525), giustiziato a Mühlhausen il 27 maggio 1525. Predicatore anabattista e uno dei leader religiosi della guerra dei contadini nel Sacro Romano Impero Germanico nel XVI secolo, fu un autentico leader rivoluzionario.


Nato in una famiglia di poveri artigiani, studiò teologia e fu ordinato sacerdote, unendosi poi a Lutero nel 1519. Nel 1521, redasse Il proclama di Praga, un appello alla rivolta contro «la meretrice di Babilonia», come veniva chiamata la Chiesa di Roma. Ben presto criticò Lutero per la sua connivenza con i potenti. Nel 1524 pronunciò il Sermone ai Principi, in cui attaccò con veemenza l'autorità della Chiesa e dell'Impero. Si unì al movimento contadino anabattista e predicò il ripristino della Chiesa apostolica, con la forza se necessario, per preparare il più rapidamente possibile il regno di Cristo. Thomas Müntzer e il suo gruppo presero il potere nel febbraio 1525 a Mühlhausen, in Turingia, dove instaurarono una sorta di potere rivoluzionario radicale ed egualitario, alleato alla rivolta dei contadini.

Mistico e millenarista, ispirato alla dottrina medievale della «Terza Età» di Gioacchino da Fiore, Müntzer fu un rivoluzionario che denunciò il potere dei ricchi e la complicità di Lutero con i principi. Come gli anabattisti, esigeva dai suoi seguaci che praticassero il battesimo degli adulti. Nella tradizione apocalittica, annunciò l'imminenza della fine dei tempi e del giudizio universale. Nei suoi sermoni a Wittenberg (1523) cercò di sollevare gli artigiani e i contadini contro i principi regnanti e i poteri ecclesiastici.

Deciso a partecipare alla rivolta contadina, nel maggio 1525 Thomas Müntzer si mise alla testa di un esercito di settemila soldati contadini che si preparava a combattere i principi a Frankenhausen. La battaglia ebbe luogo il 15 maggio: mal equipaggiati e inesperti, i contadini furono massacrati dagli eserciti principeschi, composti da mercenari professionisti ben armati e dotati di cannoni. Ferito, Müntzer venne catturato in una casa di Frankenhausen, dove si era rifugiato. Dopo essere stato torturato, fu decapitato a Mühlhausen davanti a una folla di rappresentanti dell'alta nobiltà. Per ammonire il popolo, la sua testa impalata fu esposta sulle mura della città.

Un'iscrizione murale nella città di Heldrungen lo stigmatizza come archifanaticus patronus et capitaneus seditiosorum rusticorum: un omaggio involontario...

2

Fin dal XIX secolo, i socialisti tedeschi trovarono nella guerra dei contadini del XVI secolo e nella figura di Thomas Müntzer una fonte di ispirazione e un precedente storico fondamentale.

Questo è il caso, in particolare, di Friedrich Engels, che dedicò loro uno dei suoi principali – se non il più importante – studio storico: La guerra dei contadini in Germania (1850). Il suo interesse, persino il suo fascino, deriva probabilmente dal fatto che questa rivolta fu l'unico movimento veramente rivoluzionario nella storia tedesca prima del 1848. Il libro inizia, tra l'altro, con questa frase: «Anche il popolo tedesco ha la sua tradizione rivoluzionaria».[1]

Analizzando la Riforma protestante e la crisi religiosa dell'inizio del XVI secolo in Germania, in termini di lotta di classe, Engels distingue tre schieramenti che si affrontano su un campo di battaglia politico-religioso: la fazione conservatrice cattolica, composta dal potere dell'Impero, dai prelati e da una parte dei principi, dalla nobiltà ricca e dai patrizi delle città; il partito della Riforma luterana borghese moderata, che raggruppava i membri possidenti dell'opposizione, la massa della piccola nobiltà, la borghesia e persino una parte dei principi, che speravano di arricchirsi con la confisca dei beni della Chiesa. Infine, i contadini e i plebei, che costituivano un partito rivoluzionario «le cui rivendicazioni e le cui dottrine furono formulate con la massima precisione da Thomas Müntzer».[2]

Questa analisi dei conflitti religiosi attraverso il prisma delle classi sociali antagoniste è notevole, anche se Engels sembra, in modo riduttivo, considerare la religione solo come una «maschera» o una «copertura», dietro la quale si nascondono «gli interessi, i bisogni e le rivendicazioni delle diverse classi». Nel caso di Müntzer, Engels afferma che egli «celava» le sue convinzioni rivoluzionarie sotto una «fraseologia cristiana» o sotto una «mascheratura biblica». Se si rivolgeva al popolo «attraverso il linguaggio del profetismo religioso», lo faceva perché questo linguaggio era «l'unico che fosse comprensibile in quel periodo».[3]

Allo stesso tempo, non nasconde la sua ammirazione per la figura del profeta millenarista , le cui idee descrive come «quasi comuniste» e «religiose rivoluzionarie»

La sua dottrina politica era perfettamente coerente con questa concezione religiosa rivoluzionaria e sorpassava tanto le condizioni sociali e politiche in cui si viveva quanto la sua teologia sorpassava le concezioni religiose in voga nel suo tempo. [...] Questo programma, che più che una sintesi delle rivendicazioni dei plebei di allora, era una geniale anticipazione delle condizioni per l'emancipazione degli elementi proletari che cominciavano appena a svilupparsi tra questi plebei, questo programma esigeva l'immediata instaurazione sulla terra del regno di Dio, del regno di Dio delle profezie millenaristiche, attraverso il ritorno della Chiesa alle sue origini e l'eliminazione di tutte le istituzioni che erano in contraddizione con questa Chiesa che in apparenza era la primitiva Chiesa cristiana, ma in realtà era assolutamente nuova. Per Müntzer, il regno di Dio è un'organizzazione della società in cui non ci sono più né differenze sociali, né proprietà privata, né autorità statale estranea e indipendente, contrapposta ai membri della società.[4]

Ciò che viene suggerito in questo sorprendente paragrafo, non è solo la funzione di protesta, e persino rivoluzionaria, di un movimento religioso, ma anche la sua dimensione anticipatrice, la sua funzione utopica. Siamo qui agli antipodi della teoria del «riflesso»: lungi dall'essere una semplice «espressione» delle condizioni esistenti, la dottrina politico-religiosa di Müntzer appare come una «geniale anticipazione» delle aspirazioni comuniste del futuro. In questo testo si trova un'indicazione , che non viene esplorata da Engels, ma che sarà poi approfondita da Ernst Bloch, in particolare nel suo saggio giovanile su Thomas Müntzer.

3

Quasi un secolo dopo, nel 1921, il giovane Ernst Bloch pubblica Thomas Münzer teologo della rivoluzione, un appassionato omaggio, da parte di un marxista libertario, al capo degli anabattisti e un'analisi dettagliata dei suoi proclami. Nell'introduzione, Bloch passa in rassegna la bibliografia su Müntzer e cita positivamente il libro di Engels sulla guerra dei contadini in Germania, anche se lo presenta come «un punto di vista economico-sociologico con lo sguardo rivolto al 1848», una descrizione che non rende giustizia alla ricchezza dell'opera. Cita inoltre l'attenzione amichevole presente nel capitolo che Karl Kautsky dedica nel suo libro sui precursori del socialismo [Die Vorläufer des neueren Sozialismus, 1895]. Tuttavia, nonostante le sue qualità, Kautsky, per via del suo attaccamento alla filosofia illuministica, manifesta, secondo Bloch, una «estraneità al problema religioso» e, in particolare, alla mistica apocalittica del teologo rivoluzionario.[5]

Al contrario, Ernst Bloch sottolinea con ammirazione la dimensione apocalittica del discorso di Müntzer:

Non fu combattuto qui solo per giorni migliori, ma per la fine di tutti i giorni, in conformità a questa corretta enunciazione: propaganda apocalittica dell'azione; non per superare difficoltà terrene in una scoperta civilizzazione eudemonistica, bensì per [...] l'irruzione del Regno.[6]

Analizzando il primo grande documento di Müntzer, Il proclama di Praga (1521) - Intimatio Thomae Muntzeri (...) contra Papistas -, che riproduce integralmente, Bloch vede in questo testo inaugurale che «l'odio per i signori, l'odio per i preti, la riforma della Chiesa e l'estasi dell'avvento si scambiano quasi immediatamente i concetti».[7]

Le prediche di Müntzer si radicalizzano rapidamente. In un'interpretazione dal tono anarchico, Bloch percepisce la sua dottrina e quella degli anabattisti come una negazione dell'autorità dello Stato e di ogni legge imposta dall'esterno, «quasi preannunciando Bakunin». Müntzer predicava «una mistica repubblica universale» e persino «altro ancora di più profondo: una completa comunità di beni, essenza del cristianesimo delle origini, eliminazione di tutte le autorità».[8]

Per illustrare la radicalità di Müntzer, Bloch cita lunghi brani del trattato [Spiegazione del primo capitolo del Vangelo di Luca], di Norimberga (1524), dove il teologo anabattista denuncia i signori e i principi (con abbondanti citazioni dei profeti dell'Antico Testamento), con argomenti che hanno una sorprendente attualità nel 2025:

Essi si appropriano di tutte le creature, dei pesci dell'acqua, degli uccelli dell'aria, delle piante della terra, tutto deve essere loro [...] Ora opprimono tutti gli uomini, scorticano  e spellano il povero contadino, l'artigiano e ogni essere vivente.[9]

Per Bloch, il riformatore Müntzer si colloca agli antipodi della divinizzazione luterana dello Stato e del «capitalismo come religione» di Calvino. Descrive il suo appello ai minatori del 1525 come una «dichiarazione di guerra alle dimore di Baal», e persino come «il più appassionato e rabbioso manifesto rivoluzionario di tutti i tempi». Purtroppo, senza grandi risultati.[10]

Poco dopo, a Frankenhausen, l'«esercito rivoluzionario e messianico» dei contadini, mal armato – senza artiglieria né polvere da sparo – e privo di uno stato maggiore esperto, ispirato ma non guidato da Müntzer, fu sterminato dai signori feudali.

Ernst Bloch vede le vicende di Thomas Müntzer come un momento cruciale della storia sotterranea della rivoluzione, che va dai catari, dai valdesi e dagli albigesi fino a Rousseau, Weitling e Tolstoj: un'immensa tradizione che «batte contro la paura, lo Stato, a ogni potere disumano».[11]

Chi sarebbero oggi gli eredi di Thomas Müntzer e di questa storia clandestina? Ernst Bloch evoca Karl Liebknecht e, nella conclusione del suo saggio, lancia un appello per un'alleanza tra «marxismo e sogno dell'incondizionato [...] nello stesso percorso e nello stesso progetto di spedizione». Il saggio di Bloch fu scritto in un momento, il 1921, in cui la rivoluzione in Germania sembrava ancora possibile. Da qui la sorprendente conclusione del libro: «Sopra le macerie e le infrante sfere della civiltà di questo mondo splende lo spirito della non sradicabile utopia».[12]

4

Dopo cinque secoli, questa storia è ancora attuale? Il personaggio di Thomas Müntzer continua a parlare al nostro spirito? Così credono i redattori della rivista Négatif e il Groupe surréaliste de Paris, che il 1° maggio 2025 hanno pubblicato un magnifico volantino in omaggio al 500° anniversario della Guerra dei contadini tedeschi. In esso viene citato il seguente frammento dal libro di Ernst Bloch: «La storia sotterranea della rivoluzione attende ancora inascoltata».

Così gli autori del volantino - distribuito durante le manifestazioni di piazza del 1° maggio 2025 - si riferiscono al predicatore decapitato nel maggio del 1525:

Alla guida di questo movimento, la figura del predicatore Thomas Müntzer appare come la voce più radicale del momento. Thomas Müntzer [...] la voce più forte che incitava alla rivolta più ampia; lui, il martello vendicatore pronto a combattere contro gli affamatori, gli sfruttatori e gli ipocriti religiosi del suo tempo; lui, che fece tremare i potenti; lui, che non abbandonò i ribelli quando gli eserciti dei principi, forti del sostegno ideologico del sinistro Lutero, si allearono per massacrare selvaggiamente coloro che avevano osato ribellarsi al loro ordine; lui, Thomas Müntzer, che soccombette in battaglia, ci offre ancora, cinquecento anni dopo la sua morte, l'esempio dell'inflessibilità delle nostre esigenze millenarie e ancora più radicali di qualsiasi millenarismo antiquato. In questo 1° maggio 2025, gloria a te, Thomas Münzer, la cui ombra incendiaria continuerà a squarciare la notte della nostra epoca, non meno oscura e oscurantista della tua.

Nella sua prefazione alla riedizione francese di La Guerre des paysans en Allemagne, di Engels, Eric Vuillard osserva come: «Questa guerra dei contadini non appartiene al passato, non è [...] una rivolta antiquata da libri di storia. [...] Questa storia non è finita».[13] Ciò è particolarmente vero in America Latina, che ha vissuto numerose «guerre contadine», da Túpac Amaru a Emiliano Zapata, da Augusto César Sandino all'EZLN del Chiapas. È una lotta che continua ancora oggi, sotto la guida della grande confederazione Vía Campesina, per imporre una vera riforma agraria e rompere con la logica ecocida dell'agrobusiness capitalista.

Walter Benjamin era convinto che la memoria degli antenati martirizzati fosse la fonte più potente delle rivolte degli oppressi. Ciò vale, più che mai, per i contadini insorti nel 1525 e il loro rivoluzionario teologo, Thomas Müntzer.



Note

[1] Friedrich Engels, La guerra dei contadini in Germania, in Marx - Engels, Opere vol. 10, Edizioni Lotta Comunista, Sesto San Giovanni (Mi), 2021, p. 419.

[2] Engels, La guerra dei contadini in Germania, p. 435.

[3] Engels, La guerra dei contadini in Germania, p. 441.

[4] Engels, La guerra dei contadini in Germania, pp. 441-442.

[5] Ernst Bloch, Thomas Münzer teologo della rivoluzione, Feltrinelli Editore, Milano, 1980, p. 31.

[6] Bloch, Thomas Münzer, p. 72.

[7] Bloch, Thomas Münzer, p. 38.

[8] Bloch, Thomas Münzer, pp. 88, 99.

[9] Bloch, Thomas Münzer,p. 58.

[10] Bloch, Thomas Münzer, pp. 116-120, 75.

[11] Bloch, Thomas Münzer,. p. 201.

[12] Bloch, Thomas Münzer,pp. 108, 201.

[13] Eric Vuillard, prefazione a  Friedrich Engels, La guerre des paysans en Allemagne, Les Éditions Sociales, Parigi, 2021, pp. 9-10.


Michael Löwy

Traduzione a cura della Redazione di Antropocene.org

Fonte: Jacobin América Latina 24.06.2025