Dopo il  blackout avvenuto lunedì scorso nella penisola iberica, proseguono le riflessioni sulla produzione, sulla distribuzione e sul mercato dell'energia elettrica.



Il blackout verificatosi lunedì 28 aprile in Spagna e Portogallo alle 12:30 ora locale (Madrid) ha causato in pochi istanti un collasso in gran parte della rete elettrica di Spagna e Portogallo, causando l'interruzione dell'alimentazione su quasi tutto il territorio.

E’ un evento importante da capire ed analizzare ma anche da integrare nella visione della transizione della rete elettrica mondiale a cui stiamo andando incontro.

Per capire di più queste cose possiamo guardare anche ad un altro fenomeno che gran parte di noi non conosce: specialmente in primavera ed estate ci sono momenti in cui l’energia elettrica non costa nulla sul mercato elettrico, ma noi utenti finali continuiamo a pagarla; come mai?

Questo dato si può trovare, senza difficoltà, sulla pagina del GSE, il gestore della rete elettrica nazionale: nel grafico, il prezzo dell'energia elettrica del 1 maggio 2025 in Italia, ossia il PUN (Prezzo Unico Nazionale) che i gestori dei nostri servizi pagano ai produttori sul cosiddetto borsino elettrico e che diventa poi parte del prezzo della corrente che noi paghiamo:



Fonte: https://www.mercatoelettrico.org/it-it/Home/Esiti/Elettricita/MGP/Esiti/PUN

Come si può vedere, nel giorno 1 maggio 2025, per circa 6 ore, il prezzo della corrente elettrica è previsto a € 0,00.
Ma tutto ciò non è strano né isolato, nell’ultimo mese di aprile, la situazione è stata questa:



Nei giorni di bel tempo (a centro giornata) o di vento forte, il prezzo crolla per qualche ora, perché in quel momento l'offerta sul mercato supera la domanda, e che diventano decine di ore durante l’anno intero (si veda l’immagine successiva). Ma attenzione non siamo noi, gli utenti finali, che paghiamo zero l’energia; noi continueremo a pagarla secondo il nostro contratto; le pagheranno zero le società che comprano l'energia dai produttori e che poi ce la rivendono. In quel momento il loro profitto sarà massimo, ma il nostro vantaggio, per quel ben di dio che arriva dal sole, sarà nullo. Quando poi diminuisce l'energia ricevuta dal sole o dal vento, occorre usare quella fossile e allora il prezzo scatta verso i 100 e più euro a  megawattora, o 12-16 centesimi a kilowattora.



Ovviamente il nostro prezzo finale non potrebbe essere zero, perché dobbiamo comunque pagare il servizio di trasporto dell'energia ed i servizi generali di funzionamento e gestione del venditore nei nostri riguardi. Ma rimane il fatto che il nostro prezzo finale non viene in genere avvantaggiato da questo fenomeno del "costo zero".

I due fenomeni che abbiamo citato, il blackout iberico e la vistosa mancanza di risparmio sul prezzo legata alle rinnovabili, hanno la stessa origine: il mercato elettrico, o borsino elettrico, ed in genere il sistema elettrico, non è organizzato per il bene comune, per gestire collettivamente la risorsa elettricità, ma per massimizzare i profitti dei produttori e dei venditori di energia elettrica. Da molti decenni il mercato ha terminato il suo ruolo di allocatore  neutrale ed efficiente delle risorse energetiche per diventare un meccanismo di difesa di interessi corporativi.

Avevo già avuto modo di raccontare cosa combina il mercato elettrico italiano con la storia del CIP6* che raccontai anni fa (rifacendomi al lavoro, sempre da ricordare, di Leonardo Libero) in vari post dedicati alla storia dell’energia elettrica in Italia.

Il mercato elettrico sta ostacolando il vero progresso della generazione elettrica, che necessita di importanti modifiche strutturali; la Spagna per esempio è il paese europeo meno interconnesso ed è stato rimproverato dall’UE per questo; nei giorni precedenti al blackout si erano già verificati due momenti di crisi locale in Spagna, comunicati dalla Società spagnola di gas naturale Repsol e riportati da Il Fatto Quotidiano.

Quali sono gli aspetti di ammodernamento che sicuramente servono, ma che non vengono realizzati né in Spagna né altrove in Europa?

  • Integrazione estesa della rete elettrica che serva a scambiare maggiori quantità di elettricità riducendo gli effetti della relativa imprevedibilità delle rinnovabili; al limite questo vuol dire UNA sola rete elettrica mondiale come proposto già nel 1938 da Buckminster-Fuller.

  • In attesa di una tale rete unica, sviluppare accumuli locali di grande entità basati sull’eccesso di produzione delle rinnovabili, specie del foto foltaico, nelle giornate estive con accumulo sotto forma di idrogeno, metano o ammoniaca da bruciare e recuperare in situ e stoccare per le future esigenze. Sviluppo di un sistema di idrolizzatori, reattori chimici da idrogeno ad ammoniaca o metano, serbatoi per accumuli, reti di trasporto gas e centrali di combustione che funzionino poche ore l’anno, non basate sul principio di redditività economica.

  • Consentire all’utente finale di pagare i consumi sulla base della produzione in tempo reale, non invece a prezzi costanti che favoriscono il produttore o il distributore.

Ciò che queste mancanze denunciano è che le forze produttive, (in particolare la trasformazione di energia, dunque le nuove rinnovabili), confliggono con l'attuale organizzazione economica basata sul criterio del massimo profitto privato, e non invece sul benessere collettivo. 

Occorre cambiare questa situazione al più presto se no la nostra specie diventerà una di quelle che scompaiono ben prima dei fatidici 5 milioni di anni medi: noi giovani scimmie intelligenti (in realtà mica tanto) ne abbiamo solo 300mila.


Nota


* Il CIP6 è una delibera del Comitato interministeriale dei prezzi adottata il 29 aprile 1992 (pubblicata sulla Gazzetta ufficiale n. 109 del 12 maggio 1992) a seguito della legge n. 9 del 1991, con cui sono stabiliti prezzi incentivati per l'energia elettrica prodotta con impianti alimentati da fonti rinnovabili e "assimilate". Il CIP6 è il contributo che abbiamo pagato per decenni per sviluppare le rinnovabili, ma in realtà usato per bruciare rifiuti e oli pesanti tecnicamente “assimilati” alle rinnovabili, uno scandalo enorme, costato decine di miliardi di euro.



P.S.
A post scritto, leggo su Le Scienze che in Cina (un paese che viene spesso indicato come il nemico autocratico del libero occidente) mandano SMS agli utenti per invitarli a ridurre i consumi se ci sono problemi di sottoproduzione o al contrario per approfittare dell’eccesso produttivo consumando al momento, rendendo in questo modo più “intelligente” il consumo della risorsa.

 


Claudio Della Volpe - Redazione di Antropocene.org