Nella preistoria, l’agricoltura fu inventata dalle donne. Solo più tardi gli uomini, vedendo i risultati si convinsero a seguirle. A quel tempo, agricoltura e magia andavano a braccetto, erano più o meno la stessa cosa.

Parliamo di un tempo antico, il tempo dei miti. Le civiltà agricole di tutti i continenti hanno nel loro genoma uno stretto rapporto fra agricoltura e magia, è un eredità trasmessa dagli antenati. Quando Eva mangiò quella mela, gli piacque cosi tanto che fece nascere l’agricoltura. Da allora, Adamo lavora come un contadino, col sudore della fronte, per fargliele trovare belle rosse a colazione.

Qualche anno fa questo rapporto agricoltura e magia è approdato al Senato della Repubblica Italiana, dove la senatrice (scienziata) Elena Cattaneo ha messo in discussione l’agricoltura biodinamica perché dedita a rituali magici, e quindi messa al rogo come tutte le streghe. Al tribunale dell’inquisizione del senato italiano sono state mostrate prove inconfutabili: «mettono merda di bovino dentro un corno di vacca che ha già partorito, e poi sotterrano il tutto in una notte di luna piena in un campo agricolo, convinti che questa cosa (E500 cornoletame) influenza positivamente la fertilità del terreno».

La senatrice Elena Cattaneo si è fatta portavoce della comunità scientifica italiana, tutta unita nella scomunica. In questo clima da caccia alle streghe, questi aristocratici accademici, sempre indaffarati dai tempi di Prometeo a non far uscire gli scheletri dai loro armadi, hanno trovato il tempo per dire che gli agricoltori biodinamici dovrebbero essere esclusi dalle sovvenzioni europee per l’agricoltura biologica, in quanto dediti a pratiche magiche, e l’Europa non può finanziare la magia… Fa ancora cosi paura la parola magia, contro la quale si è disposti a“bruciare” ancora  delle persone?

Oggi la scienza ha sostituito la magia, è vero in questo tempo e in questo luogo, ma verranno altri tempi, ci saranno altri luoghi. Questo delirio di onnipotenza della scienza accademica, nei libri di storia si chiama pensiero scientifico riduzionista. (Newton). Ammesso e non concesso che se il preparato E500 è una fuffa, male non fa da un punto di vista agronomico biologico; accertato che gli agricoltori biodinamici rispettano il regolamento europeo sull’agricoltura biologica come tutti gli agricoltori biologici, semmai fanno di più, un di più che male non fà. Anche perché l’efficacia del preparato E500 (cornoletame) è difficilmente dimostrabile con le metodologie e gli strumenti di analisi oggi a disposizione. Viviamo in un mondo complesso, ci sono più punti di vista, la verità non è unica, scolpita nelle tavole della legge; anche la Verità è in continuo divenire, si trasforma muta, come insegna Merleau-Ponty. [1] Molte sono le strade che portano all’inferno e viceversa, insegna Heisemberg con il principio di indeterminazione della fisica quantistica. Avete dimenticato, signori scienziati, il motto sullo stemma di Niels Bohr? La scienza è costretta ad inseguire la magia per svelarne i segreti; il magico sta nel fatto che questa corsa non finirà mai. E’ la magia del serpente che fa abboccare Eva in quel famoso giardino per fargli mangiare il frutto del bene e del male, la famosa mela. Che fine hanno fatto quel frutto e quel serpente? Meglio non indagare.

Io sono un agricoltore biologico, non biodinamico; l’esoterismo teosofico del Sig. Rudolf Steiner, fondatore dell’agricoltura biodinamica, visto in profondità come in La luce, i defunti e le piante [2], presuppone una fede che, grazie a Dio io non ho, ma rispetto chi ce l’ha. Chi sono io per dire NO tu NO? L’agricoltura biologica è un agricoltura di larghe vedute, un Pantheon dove l’agricoltura biodinamica trova il suo posto senza dare fastidio all’altare del vicino; ognuno è libero di professare la sua fede, la sua religione, le sue magie e le sue tecniche, o non professarne nessuna, come la laicità che Socrate insegna. Quest'agricoltura biologica è stata presa in ostaggio dal regolamento europeo del 1991. Regolamento calato dall’alto, senza coinvolgere gli agricoltori biologici alla sua stesura, e affidando il controllo a Enti Certificatori terzi, anche se la quota di controllo è sempre pagata dagli agricoltori. I controllori, nelle loro visite ispettive nelle aziende agricole, devono astenersi, come agronomi da un rapporto costruttivo con l’agricoltore, ma solo controllare che nell’ispezione le innumerevoli caselle di conformità del prontuario redatto a Bruxelles siano spuntate. Bruxelles si serve anche degli Enti di Certificazione come potenziali esattori, con l’obbligo di comunicare annualmente al Ministero il valore delle produzioni certificate. Hanno separato politicamente, per legge, gli Enti di Certificazione dalle Associazioni di agricoltori biologici, spezzando quel rapporto di alleanza politico-culturale e colturale, che i pionieri dell’agricoltura biologica - Steiner, Howard, Schumacher - avevano con lungimiranza voluto. E oggi, dopo un impari lotta fratricida fra Enti di Certificazione, che non accettano nemmeno una rappresentanza degli agricoltori al loro interno - mentre sono presenti la ricerca scientifica universitaria e le associazioni di consumatori - i controllori hanno escluso i controllati dal processo di controllo. "Chi controlla i controllori?" si diceva nel 68 … Così le Associazioni di agricoltori biologici si sono estinte: divide et impera. L’agricoltura biologica è solo un apripista per riconvertire l’agricoltura tutta verso un unico fine: la fertilità dei suoli agricoli, l’eredità che abbiamo ricevuto dalle generazioni passate e dobbiamo trasmettere alle generazioni future. Come agricoltori biologici, ci siamo ribellati alla schiavitù della droga dei concimi chimici NPK , inventati in Germania nella metà del 1800 da Justus von Liebig, quello dei dadi da brodo e delle figurine. Concimi creati e pubblicizzati su larga scala alla fine della Prima Guerra Mondiale dagli eserciti di tutto il mondo, che convertirono il loro surplus di bombe ancora non esplose, in concimi agricoli NPK, gli esplodenti, come venivano chiamati. Liebig è stato un gigante della scienza moderna, uno dei padri fondatori della chimica organica, il cui busto in bronzo o in marmo è in bella vista nelle università di agraria di tutto il mondo…

A questo punto, debbo aprire una parentesi, dato che sono stato coinvolto in prima persona in questa storia… Il 12 Maggio 2003 si è svolto a Roma, a Piazza dell’Enciclopedia, al palazzo dell’Enciclopedia Treccani, in concomitanza con molte capitali mondiali, un congresso per omaggiare il bicentenario della nascita di Liebig, nato nel 1803. Organizzatore del congresso ad inviti, un grande chimico italiano, lo scienziato Prof. Giorgio Nebbia, che mi ha personalmente invitato per presentare un documento di Liebig a dir poco intrigante, il tutto dopo accurata verifica. Accompagnato dall’amico Ezio Bertolini, allora Presidente del CTPB (Coordinamento Toscano Produttori Biologici), e supportato dall’amico Gino Girolomoni, allora Presidente di AMAB (Associazione Mediterranea Agricoltura Biologica). Si tratta di un manoscritto scritto in tarda età, da qui il nome Testamento. Il testo girava in Italia da qualche anno, pubblicato per la prima volta sulla rivista di AIAB (Associazione Italiana Agricoltura Biologica), Bioagricultura, n. maggio-giugno 1996. [3] Il manoscritto originale è stato ritrovato dopo due secoli di oblio nel caveau della biblioteca dell’università Justus von Liebig a Giessen, Germania, dove Liebig insegnò. A Roma, in una splendida mattinata di Maggio, al palazzo dell’Enciclopedia Treccani, ho preso la parola a nome di tutti gli agricoltori biologici italiani, omaggiando Liebig come padre putativo dell’agricoltura biologica. Davanti ad una platea di blasonati professori universitari e scienziati, ho letto il Testamento di Liebig fra lo stupore del gotha della chimica italiana:

Confesso volentieri che l’impiego dei concimi chimici era fondato su supposizioni che non esistono nella realtà. Questi concimi dovevano condurre a una rivoluzione totale dell’agricoltura. Il concime di stalla doveva essere completamente abbandonato, e tutte le sostanze minerali asportate dalle coltivazioni dovevano venire rimpiazzate con concimi minerali. Il concime avrebbe permesso di coltivare sullo stesso campo, con continuità e in modo inesauribile, sempre la stessa pianta, il trifoglio, il grano ecc., secondo il piacere e le necessità dell’agricoltore. Avevo peccato contro la saggezza del Creatore e ho ricevuto la giusta punizione. Ho voluto portare un miglioramento alla Sua opera e nella mia cecità, ho creduto che nel meraviglioso concatenamento delle leggi che uniscono la vita alla superficie della terra, rinnovandola continuamente, un anello fosse stato dimenticato, che io povero verme impotente dovevo fornire.» Justus von Liebig

Va reso onore a questo grande uomo, a questo gigante che ha avuto il coraggio di confutare se stesso per onestà intellettuale, rinnegando le sue “scoperte scientifiche” che lo avevano reso famoso nel mondo. Era stato insignito di un titolo nobiliare dall’Arciduca D’Assia, barone (von), lui il figlio di un droghiere. Un suo contemporaneo Karl Marx, nel capitolo XIII del Libro I del Capitale così gli rende omaggio: «L’illustrazione del lato negativo della moderna agricoltura, dal punto di vista delle scienze naturali, è uno dei meriti imperituri di Liebig.» Più tardi, il Prof. Nebbia mi ha detto di abbassare la cresta perché non avevo scoperto l’America, che quel testo si conosceva, lui lo conosceva. Cosi come conosceva personalmente l’anziana signora bibliotecaria dell’università Justus von Liebig a Giessen che, pochi giorni prima di andare in pensione, ci aveva dato il permesso di cercare fra gli scaffali del caveau della biblioteca. Uno scritto sicuramente di Liebig, ma volutamente dimenticato e tenuto segreto a generazioni di agronomi. «Ad una certa età anche grandi scienziati possono smarrire il ben dell’intelletto». Questo il commento della maggioranza dei partecipanti al congresso. Comunque, i volantini con il Testamento tradotto dal tedesco in italiano che avevamo portato, andarono a ruba durante la pausa pranzo, un magnifico rinfresco a base di caviale e champagne… Chiusa parentesi.

Nel solco della pratica NPK nasce la “Rivoluzione Verde” dell’americano Norman Ernest Borlaug, Nobel per la Pace nel 1970. Barlaug non si interessò solo di concimi e diserbanti lavorando alla DuPont e alla Rockefeller Foundation; fu un genetista selezionatore di un grano nano, come il nostro Nazzareno Strampelli. Si servì di una varietà di grano giapponese, il Norin 10, dell’agronomo Gonjiro Inazuka, che incrociò con varietà locali ed ebbe un buon successo in Messico. Borlaug era sinceramente convinto che bisognava sradicare la fame nel mondo, costi quel che costi. Per questo ricevette il premio Nobel per la pace. Fu Indhira Gandhi a chiamarlo in India, che negli anni 1965/66 era stata colpita da terribili carestie con milioni di morti. Indhira gli mise a disposizione i terreni più fertili del subcontinente indiano, il Punjab, dove impose con la forza ai contadini la “Rivoluzione Verde”. A cannonate, nel 1984, l’esercito indiano distrusse il Golden Temple nella città sacra di Amritsar, per domare la resistenza dei contadini, con migliaia di morti. Pochi giorni dopo, Indhira Gandhi fu assassinata dalle sue stesse guardie del corpo, due soldati Sikh del Punjab, gli scaricarono contro due caricatori di mitra. Ciò nonostante la “rivoluzione verde” in India fu un “successo”. L’India, da importatrice di grano, divenne esportatrice, e il 70% del grano veniva dal Pungjab. Ai posteri l’ardua sentenza. Oggi sappiamo che questo sistema col tempo collassa, non  è circolare come il ciclo del carbonio, ad esempio. L’uso eccessivo di concimi chimici e diserbanti da parte di contadini semianalfabeti, ha aggravato il processo di deterioramento del terreno. Nessun terreno può sopportare 100 anni di input chimici di questa portata; sappiamo che per mantenere le stesse rese agronomiche nel tempo, questi input devono essere aumentati. All’inizio, su terreni fertili funziona: i raccolti aumentano, ma sono dopati; è come alimentare un organismo per via endovenosa, col tempo collassa. Si uccide la micro fauna e la micro flora, si taglia larete  neuronica di fungi miceti che interagisce dai boschi con le colture agricole, si distrugge la fertilità del suolo.

Oggi tutte le agenzie dell’ONU confermano che la fame nel mondo è in continua crescita. L’Università del Massachusetts [4] ha recentemente stimato che nel Midwest statunitense più di 57 miliardi di tonnellate di suolo agricolo (i primi 15 cm della superficie terrestre su cui si sviluppa la vita sul nostro pianeta) hanno perso la loro fertilità per sempre, a causa di pratiche agricole non sostenibili degli ultimi 150 anni. Sulla bilancia Indiana della “Rivoluzione Verde” non va dimenticata la tragedia della città di Bhopal, nello stato del Madhya Pradesh, dove fu costruita la fabbrica del Sevin, un pesticida miracoloso scoperto da tre entomologi di New York, che avrebbe dovuto risolvere tutti i problemi dei contadini indiani, così era scritto sui volantini pubblicitari che venivano lanciati dagli aerei sui distretti agricoli dalla multinazionale americana Union Carbide, che aveva costruito la fabbrica, venduta subito dopo l’incidente alla Dow Chemical per non pagare (e non ha ancora pagato) i risarcimenti della più grande catastrofe industriale della storia. La nube tossica di isocianato di metile,  principale ingrediente del Sevin, che si sviluppò a mezzanotte e cinque fra il 2 e 3 Dicembre 1984, causò in poche ore 30.000 morti fra atroci dolori, poi diventati 400.000 in meno di un anno, senza contare le malformazioni ai nascituri negli anni successivi. Immane tragedia rimossa dall’immaginario collettivo della cultura occidentale americanocentrica.

A Borlaug interessava il presente, bisognava sfamare l’India, adesso, subito. Purtroppo la sua profezia che  affermava che nel 2025 - con 9 miliardi di persone sul pianeta (come aveva giustamente previsto) - la “Rivoluzione Verde” li avrebbe sfamati, non si è avverata: «The word has now the Technology to produce the food that ville needed for the year 2025.» [5] Tornando in Italia, troviamo la Senatrice scienziata Elena Cattaneo [6] affermare che i risicoltori vercellesi e i maiscoltori del cuneese dimostrerebbero che si può riseminare la stessa coltura per un tempo indefinito sullo stesso terreno… Si continua a considerare il suolo un substrato inerte, al pari delle colture idroponiche, dove aggiunti i nutrienti adatti, si può continuare all’infinito, come diceva il primo Liebig; il contrario del secondo Liebig, (quello del Testamento) che aveva intuito con lungimirante attualità: «…e nella mia cecità, ho creduto che nel meraviglioso concatenamento delle leggi che uniscono la vita alla superficie della terra, rinnovandola continuamente, un anello fosse stato dimenticato, che io povero verme impotente dovevo fornire». Questa “Rivoluzione Verde” deve essere fermata: non è più la cura, se mai lo è stata, è diventata il problema. Lascia dietro di se il deserto per le generazioni future. E’ come lasciargli in eredità per un tempo indefinito delle scorie radioattive con la scusa che adesso abbiamo urgente bisogno di energia. «Il più grave crimine contro l’umanità che si possa perpetrare», diceva Ernest Schumacher in Piccolo è bello. Signori scienziati, è ora di fare un tentativo per trovare un punto d’incontro fra le nostre posizioni, l’un contro l’altra armate. Siamo consapevoli dei miglioramenti passati, presenti e futuri che avete apportato all’agricoltura. Ma se è vero che entrambi tendiamo verso lo stesso limite per un mondo migliore, allora deve pur esserci una derivata che ci unisce. E se per produrre questo cibo usassimo pure filosofie e metodologie da voi ritenute stupide superstizioni e credenze magiche, non siate troppo severi; lasciateci lavorare. L’importante che il cibo prodotto rispetti ciò che promette: la salvaguardia della natura e la salutedell’uomo. E’ questo che ci si aspetta dalla casta dei contadini, dai servi della gleba, da quelli che hanno sfamato il pianeta responsabilmente fino ad oggi. Anche il grande Newton si dilettava con l’astrologia… Da parte nostra, (e qui parlo a titolo personale, molti fratelli agricoltori non saranno d’accordo), è ora di scendere dal piedistallo ideologico anti OGM su cui ci siamo arroccati a ragione anni fa, per difendere il pianeta da fantascientifiche e distopiche narrazioni, come la “fragola pesce”. Signori scienziati, se come dite le nuove biotecnologie TEA sono diverse, più sicure, più naturali delle tecnologie usate per i primi OGM (vedi il grano Creso), a voi l’onere della prova. Ci sono voluti migliaia di anni alla Natura per far sì che casualmente tre piante selvatiche incrociassero naturalmente i loro cromosomi, dando vita al frumento nella regione della Mezzaluna Fertile, 10.000 anni fa. Se oggi la scienza è capace di imitare mutazioni transgeniche simili, in un pianeta che avrà presto 10 miliardi di persone da sfamare e un cambiamento climatico da gestire, i prodotti di queste nuove tecnologie dovranno essere pragmaticamente giudicati caso per caso; non ne faremo di tutta un’erba un fascio. Fermo restando il principio di precauzione: accelerazioni nel fragile equilibrio della biodiversità naturale possono comportare squilibri gravi. Ciò detto, va ribadito con forza che i semi, il vivente, sono una risorsa di proprietà comune; nessuno può appropriarsene brevettandoli. E’ un furto etico, biopirateria di un capitalismo “made in USA”, arrogante e guerrafondaio. In quest’ottica, la ricerca sugli OGM dovrebbe essere pubblica nelle Università, per non lasciarla in mano alle sole multinazionali, il cui fine ultimo è solo e sempre il profitto. Da parte nostra, auspichiamo che non si ripeta più quello che  avvenne all’università della Tuscia a Viterbo nel 2012 al Prof. Eddo Ruggini, dove il Corpo Forestale dello Stato, in odore di Santa Inquisizione, ebbe l’ordine di sradicare e bruciare nell’orto botanico dell’università le piante di nocciolo, ciliegio e kiwi geneticamente modificate che stava studiando. Il cibo biologico è un diritto di ogni essere umano, come l’acqua potabile e l’aria salubre. «Nelle attività agricole c’è qualcosa di più che la produzione di un reddito: è l’intera relazione fra uomo e natura a essere coinvolta, l’intero stile di vita di una società, la salute, la felicità e l’armonia dell’uomo, come la bellezza del suo habitat.» [7] Il settore primario, l’agricoltura, produce merci che non possono sottostare alle stesse leggi di mercato di un prodotto industriale. L’agricoltura biologica è una agricoltura contadina, è la sovranità alimentare di un popolo, non è una nicchia di mercato per un’élite di ricchi borghesi. D’altra parte, trasformare i contadini in operai alla catena di montaggio non è la soluzione: nei Kolchoz sovietici l’esperimento è miseramente fallito.

Nelle scuole, negli ospedali, il cibo biologico dovrebbe essere una priorità. Meno soldi per le industrie delle armi, più soldi per  l’agricoltura biologica. Ai fratelli agricoltori dico che parlare con il “nemico” non è tradimento, ma un tentativo per portarlo dalla nostra parte; anche perché il nemico non è lo scienziato, ma il padrone per cui lavora. Dall’avidità alla cura. Oggi dobbiamo invertire il processo di degrado dei terreni a causa di pratiche agricole non sostenibili: un terreno fertile produce cibo sano. Si può fare, conosciamo la strada per dare una chance al futuro, non è una scelta, ma un obbligo incondizionato. Non condanniamo i nostri nipoti verso un punto di non ritorno. Bisogna agire adesso: domani è troppo tardi per una riflessione che cambi radicalmente di 180° il paradigma culturale, economico-consumistico capitalista che sta distruggendo il pianeta, tutti fattori che generano cambiamenti climatici e perdita di biodiversità. Stiamo correndo verso un dispotico futuro prossimo venturo, dove una minoranza di persone si sta impossessando della quasi totalità delle risorse. Questa è l’ora per ridare un morso a quel frutto del bene e del male, a quella mela magica che diede origine alla Storia. Signori scienziati, aiutateci; venite dalla nostra parte, insieme possiamo riscrivere il futuro. Il vostro talento è un dono della Natura, prendetevene cura; vi è stato dato per servire il popolo, onoratelo. Tutto il resto è effimera vanità che divide; la vita umana dura il soffio di un respiro nell’economia della specie. Questo è il tempo in cui ci ritroviamo. Contraria sunt complementa.


Note


[1] Maurice Merlau-Ponty, La natura, Raffaello Cortina Editore, Milano, 1996.

[2] Rudolf Steiner, conferenza del 28 maggio 1907, La saggezza dei Rosacroce, Editrice Antroposofica, Milano, 2018.

[3] Il testamento di Liebig, AIAB, Bioagricultura, maggio-giugno 1996. Editoriale di Alfredo Anitori. Nel 1997 è stato pubblicato negli Stati Uniti in Fauna in soli ecosistems, Benckiser and Dekker, tradotto da Roberto Pinton.

[4] Discorso tenuto ad Oslo nel 2000 per commemorare il premio Nobel ottenuto 30 anni prima.

[5] Evan A. Thaler, Jeffrey S. Larsen, Rates of Historical Anthropogenic Soil Erosion in the Midwestern United States, Università del Massachusetts.  07.02.2022.

[6] Elena Cattaneo, in risposta a Michele Serra, Repubblica, 7 dicembre 2018.

[7] Ernest Schumacher, Piccolo è bello, Mursia, Milano, 2011.


Alfredo Anitori
Ex Presidente CTPB (Coordinamento Toscano Produttori Biologici)