Francesca Albanese e il genocidio di Gaza
Il documentario Disunited Nations, del regista francese Cristophe Cotteret, non è un ritratto di Francesca Albanese, bensì l'incalzante resoconto del lavoro di una giurista che ha documentato e denunciato ciò che è accaduto a Gaza: un genocidio. Seguendo il suo percorso, questo documentario ci conduce nel cuore della crisi di un’istituzione: l’ONU, che a 80 anni dalla sua creazione, deve fare i conti con la propria impotenza nel fermare il massacro delle popolazioni civili.

DISUNITED NATIONS
Regia: Cristophe Cotteret
documentario, Francia, Belgio, 2025, 80’
LA STORIA
Nel marzo 2024, Francesca Albanese, , ha denunciato un genocidio a Gaza. Seguendo i suoi passi tra missioni, incontri istituzionali e pressioni politiche, questo documentario ci porta nel cuore della crisi delle Nazioni Unite, messa di fronte alla propria incapacità di impedire il massacro dei civili. Attraverso interviste, materiali d’archivio e il dietro le quinte del lavoro diplomatico, il film racconta il difficile equilibrio tra diritto internazionale, informazione e potere, mostrando come l’ONU e la comunità globale appaiano sempre più divise di fronte al conflitto.
Dopo aver pubblicato il rapporto Dall’economia dell’occupazione all’economia del genocidio - presentato il 30 giugno 2025 al Consiglio dei diritti umani dell’ONU - che indaga i meccanismi aziendali che sostengono il progetto coloniale israeliano di sfollamento e sostituzione dei palestinesi nei territori occupati, Francesca Albanese, Relatrice Speciale delle Nazioni Unite per i Territori Palestinesi Occupati, è sotto assedio. Sganciate dai contenuti delle sue denunce, pesantissime critiche sono state mosse per colpire la sua persona: sanzioni, richieste di rimozione, minacce e campagne di discredito.
“Il mio film oscurato sull’impunità di Israele”
Sabina Provenzani intervista Christophe Cotteret, autore di “Disunited Nations”
Sabina Provenzano: Quali sono le responsabilità della comunità internazionale nel massacro a Gaza?
Cristophe Cotteret: Come istituzione, le Nazioni Unite hanno innegabili responsabilità in altri genocidi, come quello in Rwanda, che non sarebbe avvenuto se il contingente Onu non si fosse ritirato. Ma su Gaza hanno opposto tutta la resistenza possibile al massacro: sia il Segretario generale Gutiérrez, che per la sua esplicita condanna è stato bandito da Israele, sia la dirigenza dell’Unrwa. Ma, di fatto, l’Onu è efficace solo nel fornire aiuto umanitario, cioè far sopravvivere i sopravvissuti. Il problema vero è il supporto incondizionato degli Usa a Israele e quello di poche ma potenti nazioni che hanno continuato a mandare armi anche se condannavano a parole. Questo garantisce a Israele impunità. E naturalmente andrebbero riformati il meccanismo di veto e l’obbligo di unanimità per le decisioni.
SB: Francesca Albanese è il filo rosso del documentario. Perché è diventata la catalizzatrice di un movimento globale?
CC: Ho evitato di trasformare il film in un suo ritratto, perché quello che conta è che lei ha fatto solo il suo lavoro da giurista, definendo quello che accadeva a Gaza genocidio da un punto di vista tecnico. È stata la prima, ma non l’unica esperta a giungere a questa conclusione. Quello che l’ha resa il riferimento di parte dell’opinione pubblica è aver tenuto il punto senza farsi zittire.
SB: “Più che mai, la questione palestinese rivela il fallimento morale dell’Occidente verso il Sud globale”, dice nel documentario ...
CC: È l’onda lunga della sfacciata violazione del diritto internazionale perpetrata con la guerra in Iraq dopo l’11 settembre, che è stato anche la normalizzazione dell’islamofobia, di una guerra di civiltà su base razzista che rende oggi possibile infischiarsene di Gaza, normalizzare il massacro dei bambini. Senza parlare del doppio standard rispetto all’invasione russa dell’Ucraina. Credo che stiamo assistendo in Occidente a un distacco crescente fra politica e opinione pubblica, mentre ovunque, dagli Usa alla Francia, la politica di professione attacca la legge e i suoi rappresentanti… Ha iniziato Berlusconi, in fondo, e oggi a venire delegittimati sono le corti internazionali e i giuristi come Francesca.
SB: Ha incontrato ostacoli nel portare a termine il film? Censure, intimidazioni, rifiuti?
CC: Non censura diretta, ma autocensura e il terrore, specie nella prima fase della guerra, ad accettare la definizione di genocidio. In Francia non c’è stata alcuna copertura mediatica del film, benché sia piaciuto al pubblico, e so di un articolo pronto in una rivista importante, mai pubblicato.
Fonte: Il Fatto Quotidiano - 02.01.2026