Fonte: Monthly Review - 01.05.2026
Oggi, molti usano il termine di "economia circolare" per descrivere un cambiamento nell’utilizzo dei rifiuti industriali senza però mettere in discussione l’attuale modo di produzione. Richiamandosi a Marx, Benjamin Selwyn dimostra che questo uso del termine è concepito per assecondare le esigenze di accumulazione dell'economia capitalista, piuttosto che per indicare un cambiamento radicale nell’utilizzo delle risorse.

Un tempo concetto di nicchia, l'economia circolare è diventata una parola d'ordine, alimentata dall'ansia climatica e da politici e imprenditori desiderosi di rafforzare le proprie credenziali ecologiche. Viene presentata come un new business paradigm.[1] Espressioni come “Riduci, riutilizza, ricicla” sono ormai diffuse ovunque.
Mentre il tradizionale modello di business “lineare” si basa su: estrazione → produzione → uso → smaltimento, l’economia circolare promette qualcosa di radicalmente diverso. La Fondazione Ellen MacArthur, la sua più importante sostenitrice, la definisce come: «un sistema in cui i materiali non diventano mai rifiuti e la natura viene rigenerata... I prodotti e i materiali vengono mantenuti in circolazione attraverso processi come la manutenzione, il riutilizzo, il ricondizionamento, la rigenerazione, il riciclaggio e il compostaggio.»[2]
La Fondazione, come molti sostenitori dell’economia circolare, la presenta come un sistema vantaggioso per tutti: un bene per il pianeta e un bene per i profitti delle aziende. La sua novità è parte del suo fascino: una rottura con il business-as-usual.
Tra queste aziende c’è BASF, multinazionale tedesca e più grande produttore chimico del mondo, che ha lanciato il suo progetto ChemCycling. I rifiuti di plastica vengono riciclati in una materia prima industriale - l'olio di pirolisi - che viene poi riutilizzato per fabbricare nuovi prodotti in plastica. Un altro esempio, dal settore della moda, è il programma di ritiro di Primark, in cui i clienti donano i propri capi di abbigliamento che non usano più e il rivenditore li ricicla in materiali come isolanti e imbottitura.
Come gran parte del pensiero ecomodernista, le concezioni dominanti dell’economia circolare mirano a rilanciare la crescita capitalistica in questo periodo di crisi ecologica. Non menzionano, non discutono né cercano di superare i rapporti sociali costitutivi del capitalismo - l’accumulazione competitiva e lo sfruttamento del lavoro da parte del capitale - che accelerano la sempre maggior appropriazione della natura da parte del sistema. Al contrario, i nuovi modelli di business vengono presentati come strumenti in grado di garantire una rinnovata crescita attraverso la sostenibilità.
Tuttavia, lungi dall’offrire una nuova via di fuga dall’assalto del capitalismo alla natura, Karl Marx - scrivendo oltre 150 anni fa - aveva già individuato strategie di produzione capitalistica che assomigliano in modo sorprendente all’odierna concezione di economia circolare. Tali intuizioni permettono di collocare il discorso e la pratica dell’economia circolare all'interno di un più ampio percorso di innovazioni nell’ambito del capitalismo industriale.
In una sezione del terzo volume del Capitale intitolata “Utilizzazione dei residui della produzione”, Marx descriveva dettagliatamente come «con il modo di produzione capitalistico si allargano le possibilità di utilizzo dei residui della produzione e del consumo.» Tra questi residui rientrano i rifiuti industriali e i beni di consumo usurati. «Nell'industria chimica, i prodotti accessori che vanno perduti in un’organizzazione produttiva di mole modesta; le limature che risultano dalla fabbricazione meccanica e nuovamente si immettono nella produzione del ferro.»[3]
La concorrenza spinge il capitale alla ricerca di soluzioni innovative per ridurre i costi, ma richiede anche ingenti investimenti e conoscenze scientifiche già consolidate per rendere possibile tale riciclaggio/riutilizzo:
Naturalmente, il rincaro delle materie prime costituisce lo stimolo per l’utilizzo dei residui. In complesso, le condizioni necessarie per una tale riutilizzazione si possono così indicare: presenza dei residui in larghe masse, quali si ricavano solo dall’organizzazione del lavoro su vasta scala; perfezionamento del macchinario, per cui materie inutilizzabili nella loro forma originaria possono essere trasformate utilmente per nuove produzioni; progresso della scienza, specie della chimica, da cui dipende l’accertamento delle proprietà utili dei diversi residui.[4]
Inoltre: «L’esempio più notevole in fatto di utilizzo di residui è offerto dall’industria chimica. La quale consuma non solo i suoi propri avanzi, trovando loro nuove forme d’impiego, ma pure quelli delle altre industrie del più vario genere, e ad esempio trasforma il catrame di gas, prima quasi privo di utilità, in colori d’anilina, in alizarina e di recente perfino in medicinali.»[5]
Oltre al riutilizzo dei materiali da parte dell'industria, venivano riutilizzati anche i vecchi indumenti e i vecchi tessuti. Marx cita il rapporto di un ispettore di fabbrica sull'industria laniera britannica:
Un tempo era abitudine considerare con disprezzo e quindi mettere al bando l’approntamento di avanzi e stracci di lana ai fini di una loro ulteriore lavorazione; ma simile pregiudizio è completamente svanito di fronte all’affermarsi dello shoddy trade (industria della lana artificiale)… La richiesta è talmente aumentata che si utilizzano anche tessuti misti di lana e cotone, essendosi trovato il modo di eliminare il cotone, senza danneggiare la lana; e oggi migliaia di operai sono occupati nella fabbricazione di shoddy, con gran vantaggio del consumatore, il quale può ora acquistare del panno di buona qualità media a un prezzo assai mite.[6]
Marx distingueva anche tra l’utilizzo e la riduzione dei rifiuti nella produzione industriale: «da questa economia dei residui della produzione, realizzata con il loro riutilizzo, bisogna distinguere l’economia che si ottiene nella produzione stessa dei residui, ossia la riduzione al minimo degli scarti della produzione e la immediata utilizzazione, in misura massima, di tutte le materie prime e sussidiarie che entrano nella produzione».[7]
Tuttavia, «un tale risultato dipende da ultimo dalla qualità della materia prima medesima… dal perfezionamento dei trattamenti cui la materia prima viene sottoposta prima del suo ingresso nella manifattura».[8]
Marx concludeva la sua analisi sull'utilizzazione dei residui della produzione osservando che «occorre l’esperienza dell’operaio combinato per scoprire e additare come e dove si possa economizzare, quali siano i mezzi più semplici per tradurre in realtà invenzioni già fatte, quali difficoltà pratiche sia necessario superare per realizzare la teoria – per farne cioè applicazione nel processo produttivo.»[9]
Qual è il significato dell'individuazione da parte di Marx delle dinamiche dell'economia circolare nell’industria capitalistica delle origini? In primo luogo, ciò smentisce molte delle affermazioni relative alla novità dell’economia circolare. In secondo luogo, evidenzia la relativa flessibilità dell’accumulazione capitalistica dove, attraverso innovazioni competitive, i rifiuti diventano una risorsa produttiva. Marx sottolinea gli ingenti investimenti - da parte dei singoli capitalisti nelle loro fabbriche e da parte dello Stato nel sostegno alla ricerca scientifica - necessari affinché tali dinamiche si verifichino. Infine, evidenzia come, sebbene molte di queste innovazioni nascano dall’ingegnosità dei lavoratori, questi ultimi non ne traggano alcun beneficio.
Più profondamente, Marx ha chiarito che mentre le innovazioni industriali generano dinamiche del tipo "economia circolare", la continua espansione del capitalismo comporta un uso delle risorse sempre maggiore. Nell'ambito dell'accumulazione competitiva, i profitti sono garantiti attraverso lo sfruttamento del lavoro e l’espropriazione della natura come «forza gratuita» del capitale.[10]
L’analisi marxiana di queste dinamiche come parti integranti dell’innovazione e dell’espansione capitalista , ci mette in guardia dal porre le nostre speranze per una vera sostenibilità ambientale nell’economia circolare.
Infatti, se da un lato l’interesse per l’economia circolare è aumentato vertiginosamente nell'ultimo decennio, dall'altro è aumentata - attraverso il crescente utilizzo delle risorse - la distruzione dell’ambiente naturale da parte del capitalismo. L’impronta materiale globale – ovvero le materie prime estratte per il consumo finale – è aumentata del 113%, passando da 43 a 92 miliardi di tonnellate tra il 1990 e il 2017, e si prevede che raggiungerà i 190 miliardi di tonnellate entro il 2060.[11] Secondo il Circularity Gap Report, tra il 2018 e il 2023 la quota di materiali primari [al primo utilizzo] che entra nell’economia mondiale è aumentata, mentre la quota di materiali secondari (riciclati) è scesa dal 9,1% al 7,2%.[12]
Ciò significa forse che tutte le concezioni dell’economia circolare siano miopi (presentandola come qualcosa di nuovo quando non lo è) o apologetiche (promuovendo il perpetuarsi della concorrenza capitalistica)? Non necessariamente.
Sebbene lo sviluppo tecnologico sotto il capitalismo sia progettato per facilitare un'accumulazione espansiva, Andrea Genovese e Mario Pansera individuano un approccio ecosocialista alternativo alle innovazioni tecnologiche.[13]
Le concezioni dominanti dell'economia circolare presuppongono che l'ingegnosità produttiva dei lavoratori diventi proprietà privata dei loro datori di lavoro. Un approccio ecosocialista pone la democrazia economica - le questioni relative a chi possiede cosa, chi fa cosa, e chi ottiene cosa - al centro della propria analisi.
Il concetto di strumenti conviviali indica che lo sviluppo tecnologico dovrebbe essere progettato dai lavoratori e per i lavoratori e dovrebbe essere orientato al miglioramento delle relazioni sociali umane (facilitando il lavoro e riducendo la giornata lavorativa), piuttosto che al sostegno dell'accumulazione competitiva. Dovrebbe essere liberamente accessibile (open source) e costruito per durare (eliminando l'obsolescenza programmata). Dovrebbe basarsi sulla bio-estrazione: sistemi di produzione progettati per facilitare la riproduzione dei cicli riparatori della natura (come un sistema alimentare sempre più a base vegetale).[14]
Riducendo, e infine eliminando, [il processo di] estrazione-produzione-consumo-smaltimento/rifiuti imposto dall’accumulazione competitiva, sarebbe possibile pianificare razionalmente la produzione per soddisfare le esigenze umane e ambientali del nostro pianeta.
Note
[1] Mattias Lindahl e Carl Dalhammar, The Circular Economy: Towards a New Business Paradigm with Support from Public Policy, Stockholm Environment Institute, maggio 2022, sei.org.
[2] What Is the Meaning of a Circular Economy and What Are the Main Principles?, Ellen MacArthur Foundation, s.d., ellenmacarthurfoundation.org.
[3] Karl Marx e Friedrich Engels, Collected Works, vol. 37, International Publishers, New York 1975, p. 103; tr. it. di Maria Luisa Boggeri, Karl Marx, Il Capitale, Libro terzo, in Marx Engels, Opere, vol. 32, Edizioni Lotta Comunista, Sesto San Giovanni (MI) 2022, p. 132.
[4] Karl Marx e Friedrich Engels, Collected Works, vol. 37, op. cit., p. 103; tr. it., Karl Marx, Il Capitale, Libro terzo, op. cit., pp. 132-133.
[5] Karl Marx e Friedrich Engels, Collected Works, vol. 37, op. cit., vol. 37, p. 104; tr. it., Karl Marx, Il Capitale, Libro terzo, op. cit., pp. 134.
[6] Reports of Insp. of Factories, Oct. 1863, citato in Karl Marx e Friedrich Engels, Collected Works, vol. 37, op. cit., vol. 37, p. 104; tr. it., Karl Marx, Il Capitale, Libro terzo, op. cit., pp. 133-134.
[7] Karl Marx e Friedrich Engels, Collected Works, vol. 37, op. cit., p. 104; tr. it., Karl Marx, Il Capitale, Libro terzo, op. cit., pp. 134.
[8] Karl Marx e Friedrich Engels, Collected Works, vol. 37, op. cit., pp. 104-105; tr. it., Karl Marx, Il Capitale, Libro terzo, op. cit., pp. 134.
[9] Karl Marx e Friedrich Engels, Collected Works, vol. 37, op. cit., pp. 106; tr. it., Karl Marx, Il Capitale, Libro terzo, op. cit., pp. 135
[10] Karl Marx e Friedrich Engels, Collected Works, vol. 37, op. cit., pp. 732-737; tr. it., Karl Marx, Il Capitale, Libro terzo, op. cit., pp. 771-776.
[11] UN Statistics Division, Sustainable Development Goal 12: Responsible Consumption and Production, s.d., unstats.un.org.
[12] The Circularity Gap Report, Circle Economy, 2023, p. 9.
[13] Andrea Genovese e Mario Pansera, The Circular Economy at a Crossroads: Technocratic Eco-Modernism or Convivial Technology for Social Revolution?, in “Capitalism Nature Socialism”, 32, n. 2, 2021, pp. 95-113.
[14] Benjamin Selwyn e Charis Davis, The Case for Socialist Veganism: A Political-Economic Approach, in “Monthly Review”, 75, n. 9, febbraio 2024, pp. 36-51; tr. it., Veganesimo socialista, Antropocene Ecologia Socialismo, 01.08.2024.
Benjamin Selwyn
Traduzione a cura della Redazione di Antropocene.org
Fonte: Monthly Review Vol. 78, n. 01 (01.05.026)

